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16 consigli che ti consentiranno di accrescere la tua quota ereditaria

Asso ereditario e Successione ereditaria: come dividere l’eredità con serenità

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Dal 1923 ci occupiamo di asso ereditario, eredità e successioni ereditarie.

Per successione ereditaria si intende il complesso di regole che assicurano il passaggio del patrimonio e la continuazione di tutti i rapporti giuridici dal defunto ai suoi eredi.

Una chiara visione di come effettuare la trasmissione dei propri beni, soprattutto quando questi consistano in attività complesse o legate all’impresa, può evitare incomprensioni e liti tra i futuri eredi, agevolando questo necessario “passaggio di consegne” tra due generazioni.

Pertanto è opportuno avere informazioni precise e dettagliate sugli effetti della successione ereditaria: il nostro Studio Legale ed i nostri avvocati possono esserti d’aiuto non solo preventivamente – per fornire consigli a chi vuole che la propria successione segua determinate regole – ma anche successivamente – per risolvere i problemi che si presentano agli eredi in conseguenza di una successione non adeguatamente pianificata.

Insieme a Te, valutiamo le regole sulla devoluzione della successione (e cioè i criteri in base ai quali vengono individuati gli eredi), con particolare riferimento alla successione ereditaria legittima (regolata solo dalla legge) o alla successione testamentaria (regolata dalla volontà di chi ha lasciato un testamento);.

Ti aiutiamo a valutare se procedere alla accettazione o alla rinuncia all’eredità, fornendoti informazioni sulle diverse discipline applicabili.

Abbiamo poi specifica competenza per consigliarti il miglior modo per redigere un testamento, ovvero quali atti compiere, in vita, per conseguire determinati risultati a seguito della successione ereditaria.

Se hai un dubbio sulla regolarità di una successione ereditaria, la prima cosa da fare è quella di prendere contatto con il nostro Studio Legale. Scegli la sede a Te più vicina: Bologna, Lecce o Roma. Ci esporrai la Tua situazione e le Tue esigenze; solo successivamente, se ci saranno i presupposti e deciderai di proseguire con la pratica, ci fornirai tutti i documenti in tuo possesso ed eventualmente quelli che Ti consiglieremo di procurarti, o che ci incaricherai di reperire per ricostruire con precisione il patrimonio del defunto (visure, estratti conto, polizze vita, comunicazioni con enti e controparti, ecc.).

Potremo così valutare insieme se i Tuoi diritti sono stati violati ed adottare la strategia più adeguata al caso concreto. Restiamo a disposizione per informazioni sull’asso ereditario→

FAQ

 1.Mi conviene sempre accettare una eredità?

Diventare eredi di qualcuno ha come immediata conseguenza il subentro integrale nei rapporti giuridici del defunto, sia sotto il lato attivo che passivo. L’erede diviene quindi responsabili, con tutto il proprio patrimonio, dei debiti contratti dalla persona deceduta.

Per tale ragione è essenziale innanzitutto valutare se convenga accettare la successione ereditaria o rinunciarvi e, ove si scelga la prima soluzione, quale modalità ed accortezze adottare per evitare conseguenze pregiudizievoli sul proprio patrimonio. In secondo luogo occorrerà valutare i tempi e i modi previsti dalla legge per i relativi adempimenti, evitando di incappare in spiacevoli incidenti.

2.Una volta aperta la successione si è automaticamente eredi?

No. Al decesso di una persona tutti coloro che per legge o per testamento sono designati eredi hanno un periodo a loro disposizione per decidere se accettare l’eredità o rinunciarvi.
In particolare possono distinguersi due ipotesi:
–          se gli eredi hanno già il possesso dei beni ereditari, ossia se conoscono i beni e ne hanno la disponibilità materiale, entro tre mesi dalla morte dell’interessato potranno: rinunciare all’eredità ovvero iniziare l’inventario dei beni. Decorsi i tre mesi senza che sia stata compiuta alcuna delle attività sopra menzionate essi diventeranno automaticamente eredi e, quindi, risponderanno dei debiti ereditari con tutto il loro patrimonio;
–          se invece gli aspiranti eredi non hanno il possesso dei beni del defunto, essi avranno fino a dieci anni di tempo dal decesso per formulare l’intenzione di accettare o rinunciare all’eredità.

3.Posso accettare parzialmente un’eredità? Posso accettare ponendo delle condizioni?

No, l’accettazione dell’eredità può avere ad oggetto solo l’intero patrimonio del defunto e può essere fatta soltanto incondizionatamente e senza termini. Non è pertanto valida l’accettazione effettuata con l’apposizione di condizioni a di termini. Sicché, ancora una volta, grande attenzione deve essere posta nel perfezionamento di tale atto.

4.In quali modi si può accettare l’eredità?

Un soggetto può assumere la qualifica di erede in tre modi:
– con accettazione espressa dell’eredità, mediante atto notarile o scrittura privata. Se nell’eredità vi sono immobili o mobili registrati (immobili, auto, moto, navi o aerei ecc.) è necessario che l’atto sia rogato innanzi ad un notaio. Per accettare l’eredità in questo modo c’è tempo fino a dieci anni dall’apertura della successione, ossia dalla perdita della persona cara;
– mediante accettazione con beneficio d’inventario (v. dopo);
– con accettazione tacita dell’eredità, cioè lasciando decorrere tre mesi dall’apertura della successione o, anche prima, compiendo un qualsiasi atto di disposizione di uno dei beni ereditari laddove l’aspirante erede ne sia in possesso.

5.Che cos’è l’accettazione con beneficio d’inventario?

È una particolare modalità di accettazione dell’eredità che ha l’effetto di tenere separati il patrimonio ereditario da quello dell’erede. L’erede diviene così responsabile dei debiti ereditari solo nei limiti del valore del patrimonio del defunto. Per esempio: se il defunto aveva un patrimonio pari a 100 e aveva contratto debiti per un importo pari a 150, in ipotesi di un unico erede che accetti con beneficio di inventario, quest’ultimo risponderà dei debiti contratti in vita dal defunto fino al valore massimo di 100 e non per gli ulteriori 50. In nessun caso i creditori del defunto potranno rivalersi per il residuo sui beni dell’erede.

La legge prevede che questa forma di accettazione dell’eredità sia obbligatoria per i minori, per gli interdetti ed inabilitati, nonché per le persone giuridiche (enti, associazioni e fondazioni, società), rimanendo invece facoltativa per tutti gli altri soggetti o enti.

6.Quando conviene accettare con beneficio d’inventario?

L’accettazione con beneficio d’inventario è consigliata in tutte le situazioni in cui il defunto ha lasciato importanti situazioni debitorie, a fronte di un patrimonio di cui non si conosce ancora in maniera dettagliata l’esatto valore.

7.Quali sono gli adempimenti da curare per accettare l’eredità con beneficio di inventario? Entro quali termini?

Per accettare l’eredità in questa maniera bisogna compiere due atti formali:

– la vera e propria accettazione, da perfezionarsi con atto notarile oppure con dichiarazione presso la Cancelleria del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione ereditaria;

– l’inventario dei beni del defunto, da redigersi a cura di un notaio designato da uno degli eredi oppure dal Cancelliere del Tribunale o da un Notaio nominato appositamente dal Giudice in accoglimento di apposito ricorso presentato da uno degli eredi.

Se l’aspirante erede è nel possesso dei beni del defunto, l’inventario dovrà essere compiuto entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione ereditaria; altrimenti sarà considerato come “erede semplice”, con conseguente decadenza dal beneficio d’inventario. È prevista la possibilità di proroga del termine, laddove l’inventario è stato iniziato ma non ancora completato; in tal caso la richiesta va sottoposta al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione e non può riguardare un periodo di tempo superiore a tre mesi. Trascorso detto termine senza che l’inventario sia concluso si decade dal beneficio e si è automaticamente eredi.

Se invece l’inventario è stato completato nei termini descritti, si ha tempo quaranta giorni per l’accettazione o la rinuncia all’eredità a pena di decadenza dal beneficio e conseguente accettazione automatica dell’eredità.

Se l’aspirante erede non è nel possesso dei beni egli può rendere la dichiarazione di accettazione con beneficio d’inventario entro dieci anni dall’apertura della successione e procedere con l’inventario nel termine di tre mesi dall’accettazione, salvo proroga ai termini e alle condizioni di cui si è detto. In mancanza è considerato erede puro e semplice.

In alternativa è possibile compiere prima l’inventario e poi fare la dichiarazione di accettazione entro quaranta giorni dal compimento dell’inventario: in mancanza si perde il diritto di accettazione dell’eredità.

8.Come si procede all’inventario?

Dopo l’apposita domanda presentata al Tribunale, viene nominato un notaio o un cancelliere che deve redigere l’inventario dei beni, che consiste in una elencazione e descrizione di tutti i beni che fanno parte dell’eredità (beni immobili, mobili, somme di denaro, crediti, debiti, ogni attività e passività).

Chi, interessato a una eredità, teme che alcuni beni o documenti facenti parte dell’asse ereditario possano essere in qualche modo sottratti o confusi, può chiedere, con ricorso d’urgenza al Tribunale, l’apposizione dei sigilli, cioè la chiusura dei luoghi dove si ritiene siano conservati beni o documenti ereditari. Al momento della redazione dell’inventario, tali sigilli verranno concretamente rimossi.

9.Che cos’è la rinuncia all’eredità? Come va fatta? Quali sono i suoi effetti?

Rinunciando all’eredità l’aspirante erede si spoglia in maniera definitiva della possibilità di acquistare il patrimonio del defunto e si considererà come mai venuto alla successione di quest’ultimo.

Per rinunciare all’eredità bisogna compiere formale dichiarazione davanti al notaio o al cancelliere del Tribunale del luogo in cui la successione è stata aperta.

10.Chi eredita se io rinuncio all’eredità?

In caso di rinuncia all’eredità, i beni ricompresi nell’asse ereditario passano agli eredi de rinunciante. Se ad esempio un figlio rinuncia alla quota di eredità del padre, questa passa al figlio (il nipote del defunto). La rinuncia all’eredità non è quindi la soluzione migliore a cui ricorrere quando il defunto lascia molti debiti; in questi casi è preferibile accettare l’eredità con beneficio di inventario.

11. E’ possibile rinunciare soltanto ad una parte dell’eredità? E’ possibile porre delle condizioni o dei termini?

No. Si può rinunciare all’eredità solo per l’intero – non anche ad una sua parte – e mai sotto condizione o a partire da una certa data. In caso contrario, l’atto di accettazione è da intendersi nullo.

12.Ho rinunciato a un’eredità ma ora mi sono pentito. Posso fare qualcosa?

La rinuncia all’eredità può essere revocata dallo stesso autore della rinuncia a condizione che:

– sussista ancora il diritto di accettare l’eredità (si tenga conto che il termine per accettare l’eredità è di dieci anni dall’apertura della successione);
– non vi siano altri eredi che nel frattempo abbiano accettato in uno dei modi sopra indicati.

13.Ho rinunciato all’eredità, ma per farlo ho ricevuto “pressioni”. Posso recuperare l’eredità in qualche modo?

Si può agire in giudizio per l’annullamento della rinuncia all’eredità nel caso in cui sia stata conseguenza di violenza o dolo, e purchè tale giudizio intervenga entro cinque anni dal momento in cui è cessata la violenza oppure in cui è stato scoperto il dolo.

A tal fine si intende:

–          per violenza la minaccia di un male ingiusto e notevole sulla persona o sui beni del rinunciante o di un suo familiare;

–          per dolo i raggiri maliziosi e fraudolenti messi in atto da un terzo senza i quali l’aspirante erede non avrebbe rinunciato.

14.Come si fa la denuncia di successione?

Entro 6 mesi dal decesso, gli eredi devono presentare all’Ufficio del registro del luogo dell’ultimo domicilio del defunto la denuncia di successione ereditaria, con l’elencazione di tutti i beni che rientrano nell’asse ereditario.
Dopo gli opportuni accertamenti fiscali, dovrà essere pagata l’imposta di successione, la cui aliquota varia in relazione al grado di parentela fra l’erede e il defunto nonché al valore delle quote ereditarie.

15.Come si procede alla divisione dei beni ereditari?

La prima operazione necessaria è la «formazione della massa ereditaria», che consiste nella elencazione di tutte le attività e passività lasciate dal defunto. In tale operazione rientrano anche quei beni che il defunto aveva donato in vita ai discendenti o al coniuge (collazione), sempre che non si tratti di donazioni di modesto valore.

Una volta effettuata la stima dei beni singoli, tenuto conto dei prezzi correnti di mercato, si procede alla formazione di porzioni corrispondenti alle quote di ciascun erede. A tale scopo deve tenersi presente che, salvo diversi accordi, ogni porzione deve contenere una quantità di mobili, immobili e crediti, in proporzione alle rispettive quote; ove ciò non sia possibile, si procederà con un conguaglio in denaro.
Inoltre, occorre precisare che tutti i beni che un erede ha ricevuto in vita vengono considerati nella sua quota.

16.Quali sono le quote previste dalla legge in favore degli eredi legittimi?

Nel caso vi siano solo figli, questi hanno diritto a tutto il patrimonio ereditario da dividersi fra loro in parti uguali; è esclusa la successione degli altri parenti, ad eccezione del coniuge.
Laddove invece i figli concorrano con il coniuge, allora occorre distinguere: se il figlio è uno solo, a questi spetterà metà della eredità, mentre l’altra parte spetterà al coniuge; se i figli sono più di uno, a loro andranno i due terzi dell’asse ereditario, da dividersi in parti uguali, mentre il residuo spetterà al coniuge.
Diverso è il caso in cui vi siano coniuge e genitori e/o fratelli e sorelle: al coniuge spettano i due terzi della eredità e ai genitori e fratelli complessivamente un terzo.
Se vi è un solo coniuge, a questi spetta tutta l’eredità; se vi sono solo i genitori, a questi spetta tutta l’eredità da dividersi in parti uguali; nel caso di soli fratelli e sorelle, l’eredità si divide fra loro in parti uguali.

17.Come si procede nel caso in cui ci siano immobili che non possono essere divisi?

In tal caso gli immobili vanno per l’intero ai coeredi, ai quali viene assegnata una quota pro indiviso dell’immobile; laddove tale operazione non sia possibile, si procede alla vendita con conseguente divisione del ricavato.

18.Un coerede può vendere la propria quota ereditaria o singoli beni che ne fanno parte?

Sì. In tal caso però l’erede sarà obbligato a comunicarlo agli altri eredi, i quali sono titolari di un diritto di prelazione, ovvero hanno la precedenza nell’acquisto, a parità di condizioni.

19.Anche i debiti ereditari vanno divisi?

Si. Tale divisione segue, in proporzione, le quote di rispettiva spettanza. Tuttavia, ove tutti gli eredi siano d’accordo, si può procedere prima al pagamento dei debiti e, solo in seguito, alla ripartizione dell’attivo secondo le regole di cui si è detto.

20.Che cosa succede a seguito della morte dell’usufruttuario di un immobile che rientra nell’eredità?

L’usufrutto si estingue con la morte del suo titolare. Perciò, in quel momento occorre dichiarare la riunione dell’usufrutto con la nuda proprietà ed effettuare la conseguente annotazione nei registri immobiliari.

21.Quali sono i modi per fare testamento?

Il codice prevede forme diverse:

–          il testamento olografo non richiede alcuna formula particolare. L’unico requisito essenziale è che sia scritto, datato (con indicazione di giorno, mese ed anno) e sottoscritto a mano dal testatore;

–          il testamento pubblico è ricevuto dal notaio, a cui il testatore dichiara le sue ultime volontà in presenza di 2 testimoni. Il notaio redige l’atto, ne dà lettura e lo fa sottoscrivere dai presenti;

–          il testamento segreto è anch’esso ricevuto dal notaio, ma in busta sigillata. Per la sua validità, anche questo testamento, deve comunque contenere la firma del testatore.

22.Quando viene reso noto il contenuto del testamento?

Dopo la morte del testatore, chiunque ritenga di avervi interesse può chiedere che sia data lettura del testamento, per il tramite di un notaio.

23.Chi può essere beneficiario di un lascito testamentario?

Tutte le persone fisiche nate o concepite prima dell’apertura della successione nonché le persone giuridiche (ivi compresi gli enti di ricerca, di assistenza e di pubblica utilità).

Al fine di essere individuato in modo inequivocabile, ogni beneficiario deve necessariamente essere indicato con chiarezza e precisione. E’ infatti nulla ogni disposizione testamentaria a favore di persona incerta o di soggetto da nominarsi a cura di un terzo.

24.Quali sono le differenze tra erede e legatario?

Il legatario è la persona, indicata dal testamento, con riferimesuccessione ereditarianto a beni determinati. Al contrario, l’erede riceve, anche pro quota, tutti i beni della successione; inoltre, è indicato dalla legge e/o dal testamento.

25.Ci sono quote di eredità riservate ai figli, al coniuge o agli ascendenti?

Si. Il codice prevede una riserva in favore di determinati soggetti.

Così, se vi è un solo figlio, a questi è riservata la metà del patrimonio, mentre rimane disponibile solo l’altra metà. Nel caso i figli siano più di uno, a questi sono riservati i due terzi dell’eredità, da dividersi in parti uguali.

Se vi è solo il coniuge, a questi è riservata la metà del patrimonio, oltre ai diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la arredano (se di proprietà del defunto o comuni). Se vi sono coniuge e figli, occorre distinguere:

– se il figlio è uno soltanto, a lui è riservato un terzo dell’eredità, mentre un altro terzo spetta necessariamente al coniuge;

– se vi è più di un figlio, a loro spetta la metà del patrimonio da dividersi in parti uguali, mentre al coniuge spetta un quarto.
Se vi sono ascendenti legittimi e coniuge, al coniuge spetta metà del patrimonio; agli ascendenti residua un quarto.
In caso vi siano solo ascendenti legittimi, a loro è riservato un terzo del patrimonio.
Se non vi sono figli, né coniuge, né ascendenti legittimi, è possibile disporre per testamento di tutta l’eredità.

26.Quali sono i soggetti che non possono in alcun modo essere esclusi dall’eredità?

La legge tutela alcuni familiari prevedendo che a loro spettino comunque dei diritti sull’eredità; si parla, non a caso, di “legittimari”. Appartengono a questa categoria: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi. Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.

27.I figli legittimi, naturali e adottivi hanno gli stessi diritti nella successione?

Sì. Non vi è a tal fine alcuna disparità tra le varie categorie.

28.Come sono tutelati i figli del defunto che non possono essere riconosciuti?

Ai figli non riconoscibili (incestuosi) che hanno diritto al mantenimento, istruzione e educazione, spetta un assegno vitalizio, da intendersi a carico degli eredi e di importo pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero avuto diritto se fossero stati riconosciuti o dichiarati figli naturali.
Essi possono comunque chiedere che tale somma sia liquidata loro in unica soluzione, in denaro o in beni ereditari.

29.Quali sono i diritti ereditari del coniuge separato?

Il coniuge a cui non è stata addebitata la separazione ha gli stessi diritti successori del non separato.

Diversamente, il coniuge a cui è stata addebitata la separazione non ha diritto ad una quota ereditaria, ma soltanto ad un assegno vitalizio laddove godeva degli alimenti a carico del defunto.

30.Nel caso di nuovo matrimonio del vedovo, quali sono i diritti successori della moglie e dei figli?

Se il coniuge vedovo muore dopo essersi risposato, la moglie e gli eventuali figli entrano di diritto nella successione ereditaria, insieme ai figli del primo matrimonio.

 

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