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Sovraindebitamento: l’avvocato risponde alle vostre domande.

Pubblicato il 3 settembre, 2018 | Ambito: PATRIMONIO

Negli ultimi anni, nel nostro paese si è registrato l’incremento di un preoccupante fenomeno sociale denominato, in ambito giuridico, crisi da sovraindebitamento.

Tale concetto indica la condizione economico – finanziaria di un soggetto non fallibile, che non è più in grado, con il proprio patrimonio, di fronteggiare i debiti accumulati; nello specifico, la situazione di sovraindebitamentosi verifica quando il debito contratto risulti essere superiore rispetto al patrimonio e/o al reddito disponibile, con la conseguente definitiva incapacità del debitore di estinguerlo.

Una crisi familiare, una lunga patologia, la perdita del posto di lavoro, investimenti avventati, la gestione errata del denaro: questi accadimenti rappresentano solo alcune delle cause che possono portare al sovraindebitamento.

Mediante il presente articolo saranno sinteticamente descritte le diverse procedure previste dal nostro ordinamento, le quali rappresentano concreti e validi strumenti predisposti in favore del debitore, tesi alla definitiva risoluzione dello stato di crisi in cui egli versa.

 Legge n. 3 del 2012: legge salva suicidi

Per far fronte a situazioni di crisi da sovraindebitamento, il legislatore è intervenuto con la legge n. 3 del 2012 (c.d. leggesul“sovraindebitamento”o anche legge “salva suicidi”), nonché con la successiva legge n. 221 del 2012; tale normativa ha segnato una fondamentale tappa nel processo di modernizzazione del diritto concorsuale che, in precedenza, non prevedeva alcuna forma di regolamentazione della c.d. insolvenza civile.

Lo scopo precipuo della legge sul sovraindebitamentoè quello di consentire a taluni soggetti che versano in una situazione di grave difficoltà economica di attivare una procedura che consenta loro di liberarsi integralmente dalla propria esposizione debitoria mediante un pagamento rateale.

Come poc’anzi accennato, la succitata leggesi rivolge a debitori non assoggettabili alle procedure concorsuali (consumatori privati, artigiani, professionisti, imprenditori agricoli) che hanno assunto obbligazioni di varia natura (es. con banche, erario, istituti di finanziamento, privati, ecc.) e  non sono più in grado, per diverse ragioni, di adempierle regolarmente e/o integralmente.

 Crisi da sovraindebitamento

A tenore della legge n. 3/2012, per sovraindebitamento s’intende la situazione di perdurante squilibrio tra i debiti contratti e il patrimonio disponibile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.

In altri termini, il sovraindebitamento fa riferimento non a un mero e transitorio squilibrio finanziario, bensì a una situazione di crisi economica pressoché irreversibile, paragonabile, sotto alcuni profili, a quella che legittima un’impresa commerciale a fare ricorso alla procedura fallimentare.

Il soggetto in sovraindebitamento, al fine di risolvere la sua critica situazione economica, può rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) per evitare che il debito diventi esecutivo.

Gli O.C.C., ad oggi, non sono presenti su tutto il territorio nazionale, ma operano soltanto in talune città; pertanto, nei luoghi in cui siffatti enti non sono ancora stati istituiti, il debitore, con l’assistenza del proprio legale, potrà presentare domanda al tribunale territorialmente competente, che provvederà alla nomina di un professionista (avvocato, commercialista o notaio), il quale svolgerà il ruolo di “gestore della crisi”.

Detti organismi assolvono diverse funzioni, occupandosi fondamentalmente di:

  • assistere il debitore durante l’elaborazione del piano di ristrutturazione o della formulazione della proposta di accordo con i creditori;
  • verificare la correttezze e la veridicità dei dati inseriti nella proposta di accordo e della documentazione ad esso allegata;
  • svolgere il ruolo di mediatore tra il debitore e tutti i creditori;
  • assolvere agli adempimenti pubblicitari ed eseguire le funzioni di liquidatore, se disposto dal Giudice.

Rammentiamo che i soggetti legittimati ad accedere alla proceduradi composizione della crisi da sovraindebitamento sono coloro ai quali non può essere applicata la legge fallimentare e, segnatamente, si fa riferimento a:

  • consumatori (dipendenti, pensionati, disoccupati, cassaintegrati) estranei all’attività imprenditoriale o professionale;
  • imprenditori commerciali non fallibili perché non soddisfano i requisiti richiesti dall’art. 1 della L. F.;
  • imprenditori commerciali individuali che hanno cessato l’attività e si sono cancellati dal registro delle imprese da un anno;
  • start up innovative;
  • imprenditori agricoli;
  • soci di società di persone;
  • fideiussori di società, di imprenditori, di professionisti per debiti imprenditoriali/professionali;
  • artigiani non fallibili;
  • professionisti e lavoratori autonomi con debiti derivanti dall’attività professionale/imprenditoriale o misti (sia professionali che personali);
  • associazioni professionali (a condizione che tutti sottoscrivano la proposta);
  • eredi dell’imprenditore defunto che hanno accettato con beneficio d’inventario e purché sia trascorso un anno dal decesso;
  • enti privati (fondazioni, associazioni, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettanti, onlus ed enti lirici) che non esercitano un’attività commerciale.

 Sovraindebitamento procedura

Orbene, Il debitore, allo scopo di conseguire la totale estinzione del proprio debito, potrà intraprendere, a seconda dei casi, una delle “strade” di seguito riportate:

1) Il piano del consumatore può essere proposto soltanto dai privati consumatorie, con riferimento a tale aspetto, la l. n. 3/2012 stabilisce che per “consumatore” debba intendersi il debitore (persona fisica) che abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale svolta.

Sostanzialmente, il piano del consumatore consiste in una proposta, elaborata dal debitore con l’ausilio del suo avvocato, di pagamento rateizzato dei propri debiti, da eseguire entro un determinato lasso di tempo (anche prolungato), senza l’applicazione di interessi.

Il piano può, altresì, prevedere la cessione di una parte del patrimonio e/o crediti, nonché uno stralcio parziale dei debiti totali.

Un altro requisito fondamentale è costituito dalla c.d. “meritevolezza del debitore”; in altre parole, è necessario che il soggetto in crisi non si sia indebitato per propria colpa, bensì per cause a lui non imputabili;

Gli indici per valutare la meritevolezza sono:

  • l’entità e natura del debito;
  • le ragioni per cui il debito è stato contratto;
  • il momento in cui il soggetto diventa sovraindebitato;
  • il comportamento del debitore sovraindebitato;
  • condotta tesa a fornire tutta la documentazione idonea a descrivere la propria situazione economica e patrimoniale.

Orbene, sarà qualificato “ non meritevole” il soggetto che abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere oppure chi abbia colposamente determinato il sovraindebitamento facendo ricorso a un credito non proporzionato alle proprie capacità.

Ebbene, il Giudice, accertata la ricorrenza di tutti i requisiti postulati dalla normativa di riferimento, approva il piano disponendo la pubblicazione del relativo provvedimento di esdebitazione. Ciò significa, dunque, che la proposta di pagamento è omologata dal Giudice con propria autonoma decisione, prescindendo dal dissenso eventualmente espresso dei creditori dell’istante. 

2) L’accordo di ristrutturazione dei debitiinvece, può essere proposto da enti e imprese non fallibili, che presentano tra le passività del proprio patrimonio obbligazioni inadempiute derivanti dall’esercizio dell’attività d’impresa; tale procedura presenta caratteristiche analoghe al “piano del consumatore”, con l’unica grande differenza che la proposta di accordo è subordinato al consenso dei creditori. In altri termini, se accolta positivamente dal giudice, detta proposta dovrà poi passare al vaglio dei creditori e sarà omologata soltanto se accettata da tanti creditori che rappresentino almeno il 60% di tutti i debiti accumulati.

In altre parole, a differenza della procedura testé illustrata, l’approvazione dell’accordo non sarà rimessa unicamente al potere decisionale del Giudice, ma l’ultima parola spetterà ai creditori.

È bene, altresì, evidenziare come tanto “l’accordo di ristrutturazione dei debiti” quanto “il piano del consumatore” prevedano la possibilità di soddisfare le ragioni creditorie anche attraverso la cessione di crediti futuri.

Inoltre, nell’ipotesi in cui i beni e i redditi del debitore siano considerati non sufficienti, la proposta può essere sottoscritta da soggetti terzi, che mercè il conferimento di beni e/o denaro potranno assicurare la fattibilità del piano o dell’accordo.

Infine, sia il piano del consumatoreche l’accordo di ristrutturazione dei debitipossono prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno e ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o dei diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.

3) Con la procedura di liquidazione dei beni, il debitore (consumatore privato o soggetto non fallibile) mette a disposizione dei creditori tutti i beni del suo patrimonio (mobiliare e immobiliare), per far fronte al pagamento dei suoi debiti.

In tale ipotesi, il tribunale competente provvederà alla nomina di un professionista – liquidatore, che procederà alla vendita all’asta dei beni, nonché al pagamento delle obbligazioni assunte e, sino a quel momento, rimaste inadempiute.

il debitore, tuttavia, potrà conservare:

  • i beni che, per legge, non sono pignorabili;
  • i crediti di carattere alimentare e di mantenimento;
  • i crediti che non sono pignorabili ai sensi dell’art. 545 c.p.c.;
  • i frutti derivanti dall’usufrutto dei beni dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale e i loro frutti;
  • gli stipendi, i salari e le pensioni che il debitore guadagna con la propria attività, nei limiti di quanto necessario per il sostentamento della famiglia, così come disposto dal Giudice.

Inammissibilità della proposta di pagamento

La proposta di pagamento non è ammissibile se il debitore:

  • è sottoposto a procedure concorsuali;
  • ha già utilizzato le procedure di composizione della crisi negli ultimi 5 anni;
  • era stato ammesso ai benefici della Legge 3/2012, ma per fatti a lui imputabili si è visto risolvere o revocare il provvedimento;
  • ha omesso di fornire tutta la documentazione necessaria a ricostruire la propria situazione patrimoniale ed economica.
  • ha compiuto atti in frode ai creditori negli ultimi 5 anni;

 Revoca e risoluzione dell’accordo

L’accordo può essere revocato dal tribunale su istanza di ogni creditore quando:

  • è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo;
  • è stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo;
  • sono state dolosamente simulate attività inesistenti.

creditori possono chiedere la risoluzione dell’accordo, ai sensi dell’art. 14 della legge 3/2012 se:

  • il debitore non adempie regolarmente agli obblighi derivanti dall’accordo;
  • le garanzie promesse non vengono costituite;
  • l’esecuzione dell’accordo diviene impossibile per ragioni non imputabili al debitore.

Il ricorso per revoca (o risoluzione) può essere proposto da ciascun creditore, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla scoperta dell’atto lesivo delle ragioni creditorie oentro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dall’accordo.

L’accordo vienerevocato d’ufficio dal Giudice se:

  • il debitore non paga le amministrazioni e gli enti previdenziali entro 90 giorni dalla scadenze previste;
  • emerge che durante la procedura il debitore ha compiuto atti in frode ai creditori.

Esdebitazione

Appare, dunque, agevole comprendere come lo scopo immediato perseguito dalla legge in esame vada individuato proprio nel risanamento della posizione economica del debitore e nell’opportunità di concedergli un nuovo inizio affinché questi possa tornare a svolgere un ruolo attivo nell’economica.

E’, dunque, offerta la possibilità a chi ha contratto consistenti debiti di pagare quanto ritenuto possibile, alla luce della propria situazione patrimoniale e/o familiare, e di ottenere, in seguito, la definitiva cancellazione della parte di debito che non è in grado di estinguere; in tal modo il legislatore ha contemperato, da un lato, il diritto del debitore (di ritornare) a svolgere una vita economico – sociale dignitosa e, dall’altro, l’interesse dei creditori di conseguire, almeno in parte, quanto dovuto dal soggetto sovraindebitato.

Con la legge sul sovraindebitamento è stato portato in Italia il modello di gestione del debitore insolvente, in vigore nella maggior parte dei paesi europei, riconoscendo in favore di chi ha contratto debiti non più pagabili il diritto a non rimanere inseguito a vita da debitori. Grazie a tale regolamentazione è stata rimossa la grave disparità di trattamento tra soggetti fallibili e soggetti non fallibili, la quale costituiva una evidente lacuna del nostro ordinamento che condannava il debitore non fallibile ad una condizione di emarginazione economica: ed Infatti, in virtù della normativa previgente, le società fallite potevano ottenere la cancellazione di ogni debito non soddisfatto con la procedura di liquidazione dei beni, mentre  il “debitore comune”, restava in ogni caso costantemente esposto alle esecuzioni dei creditori non soddisfatti, pronti ad aggredire ogni nuova sua sostanza patrimoniale e/o reddituale;

Attualmente, il giudice del tribunale, fatte le dovute valutazioni, emette il decreto di esdebitazione (o cancellazione dei debiti residui), a patto che il consumatore si sia dimostrato collaborativo e non abbia goduto di questo beneficio negli ultimi otto anni; ai sensi dell’art. 12 ter della l. 3/2012, sui creditori grava, inoltre, il divieto di porre in essere azioni esecutive e cautelari dopo l’omologa dell’accordo, escludendo appunto che nella fase dell’adempimento essi possano realizzare coattivamente i loro crediti, né per la parte di credito loro promessa né tantomeno per quella cancellata.

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