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La suddivisione dell’eredità con o senza testamento

Pubblicato il 23 luglio, 2018 | Ambito: PATRIMONIO

Il legislatore prevede che il testatore, ossia chi redige il testamento, non possa disporre con le sue ultime volontà di tutti i propri beni: infatti, una parte del suo patrimonio deve essere destinato, obbligatoriamente, agli eredi c.d. legittimari, ossia il coniuge, i discendenti e gli ascendenti; il testatore potrà fare ciò che desidera, invece, della parte residua, denominata quota disponibile.

Diversamente, quando manca il testamento, l’eredità verrà suddivisa secondo le norme sulla successione legittima (i cui profili essenziali sono trattati al paragrafo 4 del presente articolo), che troveranno applicazione anche nel caso in cui il defunto non abbia disposto per testamento di tutti i suoi beni; in tal caso le regole relative alla successione legittima si applicano limitatamente a quei beni non devoluti dal testatore.

Divisione eredità tra fratelli

Nell’ipotesi in cui il testamento di uno dei tuoi genitori, o di entrambi nulla abbia previsto in favore di uno dei tuoi fratelli, quest’ultimo, in quanto legittimario, resterà comunque tutelato dalla legge e potrà eventualmente impugnare il testamento:

ed invero, se il defunto lascia il coniuge e più di un figlio, ai figli spetta almeno la metà del patrimonio ereditario, da dividere in parti uguali, mentre al coniuge spetta comunque un quarto.  

Perciò, ricorda che il tuo germano non menzionato dal testamento redatto da tuo padre (o tua madre) potrà agire in giudizio proponendo un’azione di “riduzione della legittima” sia nei tuoi confronti sia degli altri eredi legittimari. Questo sarà possibile, però, a condizione che i tuoi genitori, in vita, non abbiano già effettuato in suo favore delle donazioni, che abbiano invece danneggiato te e gli altri successori, in quanto la donazione deve essere considerata, a tutti gli effetti, come un anticipo sull’eredità, rispetto al calcolo della legittima.

Dunque, il fratello “dimenticato” potrà contestare il testamento entro il termine dieci anni dall’apertura della successione (che coincide con la morte del genitore), citando in giudizio tutti coloro che abbiano beneficiato delle volontà testamentarie o delle donazioni fatte in vita dal de cuius, perché lesive dei suoi diritti ereditari.

 Asse ereditario senza figli

 Il testatore che non lascia figli, né ascendenti, può nominare il proprio coniuge come erede universale oppure può stabilire che alcune quote dell’eredità vadano ad altri soggetti (altri parenti o amici oppure ancora beneficienza ecc.)

Ebbene, se il testatore decide di lasciare tutto al coniuge, e non ci sono né figligenitori, non si pone alcun problema di possibile lesione di legittima, atteso che in assenza di ulteriori  legittimari, l’eredità può essere devoluta interamente al consorte.

È bene ricordare, infatti, che in caso di successione testamentaria, i fratelli e le sorelle del defunto non hanno alcun diritto sull’eredità e, se esclusi dal testamento, non potranno impugnarlo per lesione di legittima. Ciò significa, che testatore potrà liberamente decidere di non devolvergli alcuna quota poiché non vengono inclusi dalla legge nel novero degli eredi che devono necessariamente beneficiare di una parte dell’asse ereditario.

Pertanto, ricapitolando, in assenza di figli, il testatore è libero di disporre a suo piacimento dell’eredità senza, tuttavia, intaccare la quota che la legge riserva in favore di coniuge e ascendenti, quali eredi legittimari.

Contrariamente, se il defunto non ha lasciato testamento né figli, oltre al coniuge e genitori, anche i suoi fratelli e sorelle avranno diritto ad una quota dell’asse ereditario, mentre, in presenza di testamento, potrebbero essere destinatari della c.d. quota disponibile.

  • In sintesi: in caso di successione testamentaria, il defunto ha piena libertà nella devoluzione dell’eredità, purché vengano rispettate le quote riservate agli eredi legittimari (coniuge, figli e genitori) i quali hanno diritto ad una parte di eredità e possono impugnare il testamento se questa viene lesa.
  • Se il de cuius non ha fatto testamento, la legge prevede che l’eredità venga divisa tra il coniuge e i figli.
  • Tuttavia, la suddivisione delle quote ereditarie, in assenza di figli e in presenza di ascendenti e/o collaterali del defunto seguirà lo schema indicato:
    • se il de cuius lascia il coniuge e i genitori (anche uno solo dei due): al coniuge spettano 2/3 dell’eredità ed il restante 1/3 spetta ai genitori;
    • se invece lascia il coniuge e uno o più fratelli: al coniuge spettano 2/3 dell’eredità, il restante 1/3 è suddiviso fra i fratelli del defunto;
    • se infine lascia il coniuge, uno o entrambi i genitori e uno o più fratelli/sorelle: al coniuge spettano 2/3 dell’eredità e la restante parte è così ripartita: ¼  ai genitori e la quota restante in parti uguali per ciascun fratello.

In altri termini, in difetto di testamento, il coniuge non può ereditare tutto ma concorre con i fratelli, le sorelle e gli ascendenti del defunto.

Se ci sono fratelli e sorelle unilaterali ciascuno di essi consegue la metà della quota che ottiene ciascuno dei germani o dei genitori, salva in ogni caso la quota della metà in favore dei genitori.

 Asse ereditario nipoti

Abbiamo più volte evidenziato che esiste una porzione dell’asse ereditario c.d. “indisponibile”, che il legislatore riserva sempre agli eredi legittimari; il testatore potrà disporre liberamente, invece, della parte residua del proprio patrimonio, chiamata appunto quota “disponibile”.

Ebbene, se il de cuius ha nominato anche i nipoti come eredi, questi hanno il diritto a succedere in una percentuale dell’eredità perché, ad esempio, destinatari della quota disponibile; tuttavia, come più volte evidenziato, i nipoti potrebbero essere privati di ogni diritto ereditario se uno dei legittimari dovesse contestare il testamento e la divisione fatta dal defunto, ottenendo dal giudice il riconoscimento della lesione delle loro quote legittime.

  • Se a decedere è un nonno o una nonna, Il nipote eredita solo se il proprio genitore (ossia il figlio del defunto) è già morto prima del decesso del nonno. In particolare:
    • se è ancora in vita il coniuge del nonno (o della nonna) e questi aveva un solo figlio che però è già morto, metà dell’eredità va al coniuge superstite e l’altra metà al nipote;
    • se i figli sono più di uno e solo uno di questi è morto, un terzo dell’eredità va al coniuge gli altri due terzi viene diviso tra i figli e il nipote.
    • qualora non sia più vivo il coniuge del nonno (o della nonna) e questi aveva un solo figlio che però è già morto, tutta l’eredità va al nipote.
    • se i figli sono più di uno, l’eredità andrà divisa in parti uguali tra questi, ma se uno di questi è già morto la relativa quota va al rispettivo figlio, nipote del nonno defunto.

Se a morire è uno zio o una zia, il nipote eredita solo se il proprio genitore (fratello o sorella dello zio o della zia defunta) è già morto e il defunto (lo zio o la zia) non aveva figli o coniuge.

Se invece è presente uno di questi soggetti, il nipote non ottiene nulla. In pratica, al posto dei fratelli morti prematuramente subentrano i nipoti o i loro discendenti.

Ai sensi degli artt. 467 e 468 c.c., il nipote ha diritto per rappresentazione alla quota di eredità che sarebbe spettata al suo genitore, figlio del defunto.

Ciò vuol dire, in altre parole, che il nipote eredita solo in quei casi in cui il proprio genitore avrebbe dovuto ereditare e, tuttavia, non l’ha fatto perché è deceduto prima del de cuius. Lo stesso discorso vale in caso di rinuncia all’eredità: se il genitore del nipote rinuncia, al suo posto può accettare quest’ultimo.

Asse ereditario senza testamento (successione legittima)

In  mancanza di un testamento che individui gli eredi, l’asse ereditario verrà devoluto secondo le regole sulla successione legittima.

La successione si definisce “legittima” (o “intestata“) non solo quando il de cuius non ha redatto testamento, ma anche se con il testamento non ha disposto di tutto il suo patrimonio.

Nella successione legittima la legge individua cinque categorie di soggetti (c.d. successibili) che possono diventare eredi, ossia:

  • il coniuge;
  • i discendenti;
  • gli ascendenti e i collaterali;
  • gli altri parenti fino al 6° grado;
  • lo Stato.

Nell’ambito dei c.d. successibili s’individuano i legittimari, ossia il coniuge, i discendenti e gli ascendenti, nonché gli eredi legittimi, vale a dire i collaterali e altri parenti sino al sesto grado che verranno alla successione solamente in mancanza dei legittimari; in ultima istanza, nel caso manchino altri successibili, l’eredità verrà devoluta in favore dello Stato Italiano, il quale acquisterà di diritto senza accettazione e senza poter rinunziare alla stessa; lo Stato, tuttavia, non risponderà dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.

Il legislatore dispone, in merito alla successione legittima, le seguenti quote:

  • in presenza del coniuge e dei discendenti (figli legittimi e naturali), al primo tocca la metà dell’eredità, in concorso con un solo figlio, ovvero di un terzo se i figli sono due o più, ai quali spettano invece i due terzi, suddivisi in parti uguali;
  • nel caso in cui ci siano il coniuge, gli ascendenti e/o i collaterali, ma non i discendenti, al primo toccano i due terzi dell’eredità, mentre agli altri un terzo (art. 582 c.c.), da suddividere in parti uguali “per capi”, salvo il diritto degli ascendenti a un quarto dell’eredità (544 c.c.);
  • dove ci sia soltanto il coniuge, ma non discendenti (FIGLI), né ascendenti (GENITORI) o collaterali (FRATELLI) del de cuius, al primo va l’intera eredità (art. 583 c.c.);
  • laddove ci siano solo discendenti, ma non il coniuge, ai figli va devoluta l’intera eredità suddivisa in parti uguali (art. 566 c.c.);
  • nell’ipotesi in cui manchi il coniuge e i discendenti, e ci siano solo gli ascendenti e i collaterali, l’intera eredità va suddivisa tra questi ultimi in parti uguali, salvi sempre i diritti degli ascendenti ex art. 544 c.c.
  • in mancanza di coniuge, figli, ascendenti e/o collaterali, sono chiamati a succedere al de cuius i parenti fino al sesto grado; verrà applicata la regola secondo cui i legami di parentela più prossimi escludono quelli di grado più remoto;
  • infine, se il de cuius non ha congiunti, parenti prossimi o remoti, o nessuno di loro gli è sopravvissuto, e non esiste un testamento, l’eredità viene totalmente devoluta allo Stato.

Occorre ricordare, altresì, che al coniuge, secondo il disposto dell’art. 540 c.c.,anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni“.

Il coniuge separato ha i medesimi diritti successori di quello non separato, purché non gli sia stata addebitata la separazione, salvo il diritto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione, beneficiava degli alimenti.

Da notare, infine, che nella categoria dei successibili non sono contemplati gli affini, sia diretti (suoceri, generi, nuore) che indiretti (cognati, ecc.).

Ricostruzione asse ereditario

Com’è noto, il patrimonio ereditario al momento dell’apertura della successione è qualificato asse ereditario: esso comprende sia i beni in possesso del de cuius (c.d. relitti), sia i beni da lui trasferiti in vita mediante le donazioni. La sua complessiva consistenza assume fondamentale rilievo per stabilire l’entità delle quote di eredità riservate in favore dei legittimari nonché della quota che il de cuius può utilizzare a proprio piacimento.

Ricostruire l’asse ereditario del defunto significa, anzitutto, accertare, la presenza di o eredi o di legatari, eventualmente citati in un testamento, quali destinatari delle ultime volontà del defunto; rammentando ulteriormente  che, in mancanza di tale atto, i successori saranno indicati direttamente dalla legge.

Allo scopo di stimare l’asse ereditario occorre, altresì, ricostruire idealmente l’intero patrimonio del de cuius, procedendo, mediante un’operazione simulata, alla riunione delle donazioni effettuate in vita e dei beni relitti.

Con quest’azione fittizia, i beni donati rimarranno in possesso ai donatari (i quali dovranno restituirli, in tutto o in parte, soltanto in caso di successione necessaria e soltanto se l’annullamento delle disposizioni testamentarie non è sufficiente all’integrazione della quota legittima lesa), mentre all’asse ereditario sarà imputato il loro valore.

In concreto, per calcolare il calcolo delle suddette quote, sarà necessario sommare il valore dei beni che il defunto ha lasciato alla sua morte con il valore dei beni di cui il testatore abbia disposto, con donazioni, durante la propria vita. Ciò per evitare che il testatore possa eludere le norme sul testamento, donando in favore di un solo soggetto (per esempio, un solo figlio) la maggior parte dei propri beni. Dall’importo che si ottiene da tale addizione bisogna sottrarre eventuali debiti.

Pertanto, al momento dell’apertura della successione, per ricostruire il complesso patrimoniale del defunto dovrà essere contattato, per esempio, il suo commercialista o altri professionisti che curavano i suoi interessi. Verificare presso il catasto o la camera di commercio se il defunto fosse titolare di proprietà immobiliari, terreni oppure partecipazioni societarie; infine, contattare gli istituti bancari per controllare se fosse titolare di conti correnti, polizze vita, fondi di investimento e altri strumenti finanziari.

I beni relitti dovranno essere stimati secondo il valore di mercato con riferimento al momento dell’aperta successione. I titoli, i crediti, i depositi bancari o postali dovranno essere valutati comprendendo la frazione d’interessi maturati fino al momento della successione.

I debiti, siano essi di vecchia data o conseguenti alle ultime necessità del defunto (spese per cure mediche, conti d’ospedale, spese funerarie), andranno riferiti al momento dell’aperta successione con lo stesso criterio dei crediti.

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