DIRITTO DEL LAVORO:

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Avv. Maurizio Lazzari
Studio Legale Lazzari

SIAMO ESPERTI IN DIRITTO DEL LAVORO

Cosa possiamo garantire ai nostri clienti:
  • massima serietà
  • competenza ed esperienza
  • presenza in tutta Italia

Il punto di partenza è un’analisi iniziale gratuita quello di arrivo è la piena e rapida tutela dei diritti del lavoratore.

Ti trovi in una di queste situazioni?

Il tuo datore ha deciso
di interrompere il rapporto
di lavoro, e ora vorresti
sapere se il licenziamento
può essere impugnato?

Per anni, hai lavorato
alle dipendenze di qualcuno
senza un regolare contratto,
e adesso che il rapporto è
cessato vorresti recuperare gli
stipendi arretrati, le differenze
retributive e il TFR?

Pensi di essere stato
vittima di soprusi e
maltrattamenti da parte
del tuo datore di lavoro
o dai tuoi colleghi?

Diritto del lavoro

Da tempo ci occupiamo della soluzione di controversie che trovano la propria origine nel rapporto di lavoro

ma è soprattutto negli ultimi anni che abbiamo registrato un significativo aumento delle cause intraprese dai dipendenti nei confronti dei propri datori, segno che i recenti interventi legislativi hanno aggravato, anziché migliorare, la già precaria posizione dei lavoratori subordinati.

Gli avvocati del nostro Studio sono in grado di prestare consulenza e assistenza specializzata in favore di chi intende far valere i propri diritti di lavoratore.
In particolare, lo Studio Legale affronta le diverse problematiche connesse al rapporto di lavoro dipendente, quali, per esempio: licenziamenti individuali o collettivi, dimissioni per giusta causa, lavoro in nero, crediti da lavoro, insoluti previdenziali, demansionamento e dequalificazione professionale, mobbing.

Se hai un qualsiasi dubbio o vuoi essere assistito in una causa di lavoro prendi contatto con il nostro Studio Legale.

Scegli la sede a Te più vicina:

  • Bologna
  • Lecce
  • Roma

Ci spiegherai la Tua vicenda e solo successivamente

se ci saranno i presupposti e deciderai di proseguire con la pratica, ci farai avere i documenti in tuo possesso, ed eventualmente quelli che ti consiglieremo di procurarti.

Ti daremo, sin dal primo incontro conoscitivo, una consulenza dettagliata e precisa durante la quale verranno chiariti tutti i passi necessari per garantire la più ampia salvaguardia della tua posizione lavorativa.

Il Tuo caso verrà esaminato da noi insieme al professionista più adatto alla Tua situazione.

Una delle questioni inerenti al lavoro subordinato che spesso sfocia nelle aule di tribunale è quella che vede il dipendente reclamare alla parte datoriale il mancato pagamento di alcune voci della retribuzione (mensilità aggiuntive, straordinari, T.F.R. ecc.)
In queste ipotesi, il lavoratore dovrà, dapprima, inoltrare al proprio datore una comunicazione scritta contenente le voci e i relativi importi che ha già eventualmente conseguito unitamente a quelli che deve ancora ricevere.
Nel caso in cui tale tentativo non dovesse produrre i risultati auspicati, il dipendente, con il necessario patrocinio di un difensore, potrà recuperare le proprie somme ricorrendo agli strumenti di risoluzione stragiudiziale della controversia oppure, in ultima istanza, avviando il giudizio dinanzi al giudice del lavoro.

Nell’ambito delle controversie di lavoro, inoltre, è molto importante essere tempestivi; ciò significa che se il lavoratore intende opporsi alle decisioni del suo datore di lavoro sarà tenuto a farlo entro termini tassativi. Così, per esempio, sono previsti termini perentori per l’impugnazione di un licenziamento ritenuto illegittimo.
In particolare, è previsto che il licenziamento debba essere contestato, per iscritto, entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione. Tuttavia, l’impugnazione diviene inefficace se entro i successivi centottanta giorni il lavoratore non si rivolge al tribunale o non promuove un tentativo di risoluzione stragiudiziale della controversia (conciliazione e/o arbitrato). Infine, se il datore non intende perseguire la via della composizione bonaria oppure se le parti non riescono in alcun modo a raggiungere un’intesa, il dipendente, tramite l’assistenza di un avvocato, dovrà depositerà il ricorso giudiziale entro i successivi sessanta giorni, che decorrono dal rifiuto o dal mancato accordo.

Questa procedura, caratterizzata da tempi così stringenti, non è prevista solo per la contestazione del licenziamento, ma anche per molte altre questioni che, allo stesso modo, scaturiscono dal rapporto di lavoro subordinato.

I professionisti dello Studio operano anche al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori vittime di mobbing, ossia di comportamenti violenti e prevaricatori (abusi psicologici, emarginazione, umiliazioni, demansionamento, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi, per un periodo di tempo prolungato, che ledono gravemente la salute del lavoratore, oltre che la sua dignità personale e professionale.
Il lavoratore mobbizzato ha diritto al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dai soprusi e delle vessazioni sofferte; pertanto, nel caso in cui venga accertata la colpa della parte datoriale, quest’ultima sarà chiamata a rispondere a titolo di responsabilità contrattuale, essendo egli tenuto, ai sensi dell’art. 2087 c.c., ad adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità psicofisica dei suoi dipendenti.

Farsi affiancare da uno Studio Legale che opera nell’ambito del diritto del lavoro dal 1923 è la sola scelta giusta! Contatta i nostri Studi.

I prossimi passi:

Ecco quali sono i prossimi passi per far valere i tuoi diritti di lavoratore

1

ESAME DEL CASO

Valutiamo gratuitamente la tua situazione: individueremo la soluzione in grado di garantire la massima tutela dei tuoi interessi di lavoratore.

2

RACCOLTA DELLA DOCUMENTAZIONE

Ti aiuteremo a raccogliere tutta la documentazione necessaria per avviare rapidamente la tua pratica.

3

PROCEDURA DI RISOLUZIONE STRAGIUDIZIALE

Prima di rimettere la controversia davanti al giudice, tenteremo di risolverla bonariamente, ricorrendo allo strumento della “conciliazione” e/o a quello dell’”arbitrato”.

4

PROCEDURA GIUDIZIARIA

Se non riusciremo a raggiungere un accordo bonario, risolveremo la questione in tribunale, dinanzi al giudice del lavoro.

5

RISARCIMENTO E INDENNIZZO

Il giudizio termina con una sentenza che, a seconda dei casi, condannerà il datore di lavoro ad indennizzare e/o reintegrare il lavoratore licenziato nel suo posto di lavoro o a corrispondergli gli arretrati e le differenze retributive oppure a risarcirgli i danni per i maltrattamenti subiti sul posto di lavoro.

Possiamo seguire la tua causa anche nella tua città

Tre sedi operative e decine di Avvocati in tutta Italia

  • Bologna

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Testimonianze

Laura

Diversi anni fa, sono stata assunta come segretaria presso uno studio dentistico; nel primo periodo lavorativo sono state retribuita “a nero”. Il rapporto è stato regolarizzato pochi mesi prima del mio licenziatamento.
Devo ringraziare gli avvocati dello Studio Lazzari, i quali sono riusciti a dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro, sin dalla sua nascita, permettendomi così di recuperare le differenze retributive, il TFR e di ottenere il giusto indennizzo economico per un licenziamento che il giudice ha reputato illegittimo. Grazie ancora.

ROBERTA

Ho lavorato per una società per circa 15 anni ed, inaspettatamente, pochi mesi fa, ho ricevuto una lettera di licenziamento con una motivazione assolutamente pretestuosa; su consiglio di alcuni amici, ho richiesto assistenza legale allo Studio Legale Lazzari: il ricorso presentato dall’avvocato Lazzari è stato pienamente accolto dal giudice e il mio datore di lavoro è stato condannato a reintegrarmi immediatamente nel posto di lavoro e a risarcirmi 4 mensilità (periodo in cui sono rimasta ferma per via del licenziamento).

FRANCESCO

Il mio calvario è cominciato nel 2005, periodo in cui il mio capo iniziò a compiere nei miei confronti i primi atti di mobbing. All’inizio, mi venivano assegnate mansioni a dir poco mortificanti, di gran lunga inferiori rispetto alla mia qualifica e, nell’ultimo periodo, sono stato costretto a sopportare orari di lavoro massacranti. Così, su consiglio di un mio collega, ho deciso di richiedere assistenza legale allo Studio Lazzari per mettere fine a questa grave vicenda. Ancora oggi ringrazio gli Avvocati Lazzari, per merito dei quali non soltanto sono riuscito a conseguire il giusto risarcimento per tutte le sofferenze ingiustamente patite, ma ho anche ricevuto un importante supporto psicologico da parte dei consulenti specializzati che collaborano con lo studio Lazzari.

Oltre alla consulenza legale
pensiamo anche a tutto il resto

Uno dei principali punti di forza del nostro Studio è la pluriennale esperienza nella risoluzione delle controversie che scaturiscono da un rapporto di lavoro.

Lo Studio Lazzari favorisce, inoltre, il costante aggiornamento professionale dei propri avvocati, i quali accrescono e consolidano le competenze pratiche e teoriche in materia di diritto del lavoro mediante la costante partecipazione a convegni, master e corsi di specializzazione.

Altra importante prerogativa dello Studio è LA TRATTAZIONE CONGIUNTA DELLA PRATICA DA PARTE DI ALMENO DUE AVVOCATI QUALIFICATI IN QUESTO PARTICOLARE AMBITO GIURIDICO, chiamati a dare risposta ad ogni dubbio o interrogativo posto dal cliente.

Lo Studio offre inoltre un servizio di consulenza e assistenza “a distanza” reso possibile grazie all’utilizzo dei più moderni e avanzati strumenti informatici: il nostro assistito avrà così la possibilità di trasmetterci direttamente tutta la documentazione necessaria ad avviare la sua pratica oppure potrà, semplicemente, richiedere ai nostri esperti un parere legale, per scoprire come poter salvaguardare i propri interessi.

Questo modo di operare ci consente non solo di abbreviare i tempi di studio e analisi della questione ma, soprattutto, di definire la causa conSUCCESSO NEL MINOR TEMPO POSSIBILE.

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Scegli uno studio legale in base alla sua specializzazione
e non fermarti al luogo in cui ha sede

Generalmente, il soggetto coinvolto in una causa di lavoro ritiene che la cosa migliore da fare sia quella di rivolgersi a uno studio legale a lui vicino, situato nella sua stessa città o comunque non troppo distante dalla zona in cui vive.
A nostro avviso, questo modo di pensare non è propriamente corretto perché ciò che realmente conta è richiedere consulenza a uno studio legale che, nel corso degli anni, abbia maturato una solida esperienza in un determinato settore giuridico.

In altri termini, la vicinanza dello studio legale al luogo in cui risiedi è un elemento che certamente non sarà decisivo per il buon esito della tua pratica; l’aspetto che invece risulta essere fondamentale, l’unico realmente in grado di aumentare le tue chances di successo, è quello di essere assistiti da avvocati effettivamente qualificati nel campo del diritto del lavoro.

Ricorda che il nostro Studio si avvale del contributo dei MIGLIORI AVVOCATI E CONSULENTI SPECIALIZZATI, i quali verranno scelti in base alla specificità del Tuo caso.

Per Noi è del tutto indifferente il luogo in cui è sorto il tuo rapporto di lavoro: che tu svolga le tue mansioni a Napoli o che tu sia impiegato presso una società di Genova oppure che tu sia a capo di un’impresa situata a Catania, saremo sempre in grado di gestire agevolmente la tua causa di lavoro sia in sede stragiudiziale che, eventualmente, in quella giudiziale, poiché il nostro Studio, oltre alle 3 sedi principali di LECCE, ROMA E BOLOGNA , vanta oltre 70 domiciliazioni, che ci consentiranno di garantire un’adeguata assistenza su tutto il territorio nazionale.

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PRESTIAMO ASSISTENZA E CONSULENZA

Lo Studio Legale Lazzari opera in tutta Italia e mette al Tuo servizio l’esperienza e la competenza dei suoi professionisti.

Il tuo unico “impegno” sarà quello di inviarci copia della documentazione in tuo possesso (o che ti procurerai, se non l’hai già fatto). La documentazione ricevuta sarà, poi, esaminata dai nostri legali assieme ai consulenti specializzati, i quali avranno il compito di verificare se i tuoi diritti di lavoratore siano stati lesi.

L’ATTIVITÀ SVOLTA SARÀ PER TE COMPLETAMENTE GRATUITA IN CASO DI ESITO NEGATIVO.

In altre parole, anche se l’esito della TUA pratica dovesse risultare sfavorevole, Nessuna spesa ti sarà addebitata per la consulenza ricevuta dal nostro Studio.

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Avvocati esperti in diritto del lavoro

Esponi il tuo caso, un team di esperti è qui per aiutarti

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Avv. Maurizio Lazzari

Domande frequenti in diritto del lavoro

Che cos’è il licenziamento?

Il “licenziamento” è l’atto con cui il datore di lavoro mette fine a un rapporto di lavoro. Si contrappone al recesso unilaterale da parte del lavoratore dipendente, che prende il nome di “dimissioni”.
Pertanto ai fini del licenziamento non è necessario il consenso del lavoratore, posto che il datore interrompe unilateralmente il rapporto di lavoro.

Il licenziamento richiede la forma scritta e deve essere adeguatamente motivazione. Ciò significa che il datore di lavoro è tenuto a comunicare per iscritto al lavoratore il licenziamento, indicando le ragioni della sua decisione. L’indicazione dei motivi del licenziamento è richiesta affinché il lavoratore sia adeguatamente informato in merito al comportamento che gli viene contestato e possa quindi difendersi.

Quali sono i tipi di licenziamento?

Le motivazioni poste alla base dell’atto di licenziamento possono essere raggruppate in due grandi aree:

A) motivi che riguardano la condotta del lavoratore

-licenziamento per giusta causa
-licenziamento per giustificato motivo oggettivo

B) motivi che riguardano l’attività produttiva e l’organizzazione aziendale

-licenziamento per giustificato motivo oggettivo
-licenziamento collettivo

Quando il datore di lavoro può comunicare il licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento per giusta causa viene intimato nell’ipotesi in cui si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto» (c.d. licenziamento “in tronco”).
Ricorre questo tipo di licenziamento quando al lavoratore vengono attribuiti comportamenti così gravi da ledere in maniera irreversibile il suo rapporto di fiducia con il datore, impedendo la concreta prosecuzione del rapporto di lavoro.

In quali casi viene intimato il licenziamento per giustificato motivo soggettivo ?

Anche il licenziamento per giustificato motivo soggettivo viene ordinato a seguito di addebiti disciplinari mossi dal datore di lavoro. Tuttavia, diversamente dal licenziamento per giusta causa, le motivazioni in questo caso non risultano così gravi da giustificare l’interruzione immediata del rapporto. Di conseguenza, il datore di lavoro ha qui l’obbligo di rispettare un periodo di preavviso prima dell’effettiva risoluzione, che ha lo scopo di consentire al lavoratore licenziato di trovare una nuova occupazione.

Quando può essere intimato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è invece dettato esclusivamente da ragioni relative all’organizzazione dell’attività imprenditoriale consistenti, a titolo esemplificativo, nella cessazione dell’impresa, nella modifica dell’assetto organizzativo o la soppressione del posto di lavoro.

In cosa consiste il licenziamento collettivo?

Il licenziamento collettivo viene intimato nei casi di riorganizzazione strutturale ed irreversibile, ossia quando si è costretti a fare a meno dei lavoratori in esubero.
Nei casi in cui l’azienda impieghi più di 15 dipendenti e ne voglia licenziare più di 5 scattano speciali tutele. In questa ipotesi, è necessario eseguire una procedura che si conclude con la messa in mobilità dei lavoratori licenziati, i quali verranno iscritti in un’apposita lista per agevolarne il reimpiego e, in alcuni casi, potranno beneficiare per un determinato periodo di specifiche indennità.
I lavoratori licenziati hanno la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro il termine di sei mesi. Tale diritto di precedenza scatta qualora l’azienda assuma lavoratori con la medesima qualifica di quelli licenziati.

Quali sono le principali tipologie di mobbing?

A seconda di chi compie le azioni vessatorie, ed in base, anche, alla loro direzione ed intensità, si può parlare di:

– mobbing verticale o orizzontale:
nel primo l’attività vessatoria è posta in essere dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico, nel secondo proviene dagli stessi colleghi di lavoro.

– mobbing individuale o collettivo: le attività vessatorie sono rivolte nei confronti di un unico soggetto oppure verso un gruppo di lavoratori

– mobbing ambientale: i colleghi isolano il lavoratore, tagliando nei suoi confronti ogni forma di dialogo e collaborazione.

– mobbing strategico: l’attività vessatoria è diretta a espellere il lavoratore per favorire l’ingresso di un diverso lavoratore.

– mobbing diretto e indiretto: nel primo caso le azioni vessatorie sono indirizzate proprio verso la vittima. Si parla invece, di mobbing indiretto, quando la condotta persecutoria è rivolta, non direttamente al lavoratore, bensì alla sua famiglia o ai suoi amici.

– Mobbing trasversale: è una forma più complessa di vessazione psicologica, perché riguarda le persone che si trovano al di fuori del contesto lavorativo. In questo caso, il mobber crea unioni anche in ambienti esterni, dove il lavoratore era stimato. Il dipendente, dunque, improvvisamente, subisce l’indifferenza anche da parte dei soggetti che in passato avevano manifestato nei suoi confronti un certo apprezzamento.

Quali sono le tutele di cui il lavoratore può beneficiare in caso di licenziamento illegittimo?

Occorre, anzitutto, ricordare che a seguito dell’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 23/2015, l’ordinamento prevede regimi di tutela diversi a seconda che il lavoratore illegittimamente licenziato sia stato assunto prima o dopo il 7 marzo 2015.

La nuova disciplina si applica ai lavoratori che rivestono la qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dal 7 marzo 2015; in particolare, trovano applicazione le tutele previste dal Decreto legislativo n. 23/2015, attuativo c.d. Jobs Act, il quale distingue:

1. I Licenziamenti illegittimi che danno diritto al reintegro sul posto di lavoro (c.d. tutela reale)

Rientrano in questa categoria i casi di :

    • licenziamento discriminatorio a norma dell’art. 15 della legge n. 300 del 1970;
    • licenziamento nullo per espressa previsione di legge;
    • licenziamento inefficace perché intimato in forma orale;
    • licenziamento rispetto al quale il giudice accerti il difetto di giustificazione per motivo consistente nella disabilità fisica o psichica del lavoratore

Licenziamenti illegittimi che danno diritto ad un’indennità risarcitoria (c.d. tutela obbligatoria)

In questa seconda categoria è possibile ricondurre:

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa, se il giudice accerta l’illegittimità del licenziamento;
I casi di licenziamento collettivo illegittimo per violazione della procedura prescritta dalla legge o per violazione dei criteri di scelta dei lavoratori;
I casi di licenziamento in cui difetta il requisito della motivazione o per violazione della procedura prescritta dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori

Mentre, per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, la normativa di riferimento è la legge 92/2012, la quale ha modificato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
In questi casi, il lavoratore vittima di licenziamento illegittimo, può contestare il provvedimento e ottenere le seguenti tutele:

1. Tutela reintegratoria piena

Il lavoratore potrà impugnare il licenziamento perché illegittimo e ottenere il reintegro pieno nel proprio posto di lavoro nei seguenti casi:

nullità del licenziamento in quanto discriminatorio oppure comminato in costanza di matrimonio o in violazione delle tutele previste in materia di maternità o paternità oppure negli altri casi previsti dalla legge;
licenziamento inefficace perché intimato in forma orale.

2. Tutela reintegratoria ridotta

Il lavoratore può impugnare il licenziamento illegittimo e conseguire il reintegro nel posto di lavoro nei seguenti casi:

licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo illegittimo risulti l’insussistenza del fatto contestato o qualora risulti che il fatto rientri in una delle condotte punibili con sanzione conservativa sulla base del CCNL applicabile;
licenziamento per giustificato motivo oggettivo, se il fatto è palesemente infondato.

3. Tutela meramente obbligatoria

Il lavoratore può impugnare il licenziamento illegittimo e ottenere da parte del datore di lavoratore il pagamento di un’indennità risarcitoria in tutti i casi non previsti dalle altre tutele e, in particolare, qualora il giudice accerti che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore.

4. Tutela obbligatoria ridotta

Questa tutela può essere ottenuta in caso di licenziamento illegittimo per difetto di motivazione o per inosservanza degli obblighi procedurali previsti per il licenziamento disciplinare o per il giustificato motivo og

È possibile essere licenziati senza motivo?

Si, in casi eccezionali, la legge prevede espressamente la possibilità procedere al licenziamento senza motivazione obbligatoria, c.d. “licenziamento ad nutum”
Infatti, in seguito alle modifiche introdotte dalla Legge n. 108/1990, il datore di lavoro può licenziare il lavoratore senza comunicare la decisione per iscritto e senza motivarla solo nei confronti di specifiche categorie di lavoratori, di seguito indicate:

  • lavoratori domestici (colf e badanti);
  • lavoratori che hanno raggiunto l’età pensionabile;
  • lavoratori assunti in prova, per tutto il periodo di prova e fino a 6 mesi dall’assunzione;
  • dirigenti;
  • apprendisti (al termine del periodo di apprendistato);
    sportivi professionisti.
Che cosa s’intende per mobbing?

Il termine mobbing deriva dall’inglese “to mob”, assalire, attaccare, molestare; comunemente il termine si riferisce a un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, emarginazione, umiliazioni, etc.) perpetrati dal datore, superiori e/o colleghi, sistematicamente e per un periodo di tempo prolungato, capaci di ledere la dignità personale e professionale del lavoratore, nonché la sua salute psicofisica, sino a compromettere i suoi rapporti sociali.
Il lavoratore mobbizzato ha diritto al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dai soprusi e delle vessazioni sofferte; pertanto, ove venga accertata la responsabilità del datore di lavoro, quest’ultimo sarà chiamato a rispondere a titolo di responsabilità contrattuale, essendo egli tenuto, ai sensi dell’art. 2087 c.c., ad adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità psicofisica dei suoi dipendenti.