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Colpa presunta dei sanitari se la cartella clinica risulta incompleta

Pubblicato il 23 maggio, 2018 | Ambito: PERSONA

Per la Suprema Corte, l’omessa o lacunosa tenuta della cartella clinica è circostanza che può essere utilizzata per ritenere dimostrato il nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente.

Segnatamente, secondo gli Ermellini, l’omessa o lacunosa tenuta della cartella clinica non può danneggiare il paziente, e tale mancanza deve essere addebitata esclusivamente al professionista sul quale incombe tale obbligo. In conseguenza di ciò, deve ritenersi presunto il nesso causale tra la patologia e l’azione o l’omissione dei sanitari ovvero l’inadempimento dei medici. L’inesatta tenuta della cartella clinica, dunque, non sarà mai motivo di esclusione del suddetto nesso eziologico, consentendo il ricorso a presunzioni, come generalmente accade nel momento in cui la prova non può essere utilmente fornita a causa della condotta negligente tenuta da controparte. Tale circostanza, infatti, può essere utilizzata dal giudice per ritenere dimostrato il nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente, quando tale nesso non possa essere altrimenti dimostrato proprio a causa della incompletezza della cartella clinica.

Siffatti principi sono stati ribaditi con l’ordinanza n. 7250 del 23.3. 2018 e il caso concreto deciso dalla Suprema Corte è quello che ha visto i genitori della paziente, ancora minorenne all’epoca dei fatti, i quali convennero in giudizio l’A.S.L. territorialmente competente e due medici che operavano all’interno della struttura ospedaliera, al fine di ottenere il risarcimento dei danni cagionati alla loro figlia dall’imperizia dei sanitari, il cui intervento chirurgico aveva addirittura cagionato un peggioramento delle condizioni di salute della stessa.