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Cos'è il revenge porn (art. 612-ter c.p.)
Con l’espressione revenge porn (in italiano: diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti) si indica la condotta di chi, senza il consenso della persona ritratta, pubblica, invia o cede materiale intimo, spesso allo scopo di umiliarla, minacciarla o ottenere vantaggi.
La norma di riferimento è l’art. 612-ter c.p., introdotto dal Codice Rosso, che punisce non solo l’ex partner “vendicativo”, ma chiunque diffonda o ri-diffonda il contenuto con finalità lesiva. È importante comprendere che il reato può configurarsi anche se gli scatti o i video erano stati realizzati con consenso durante la relazione: ciò che rileva è l’assenza di consenso alla diffusione, soprattutto quando quest’ultima avviene su social, chat, cloud, gruppi chiusi o piattaforme a pagamento e poi “tracima” all’esterno.
La tutela penale si intreccia con la tutela civile e con la protezione dei dati personali: oltre a fermare la circolazione del contenuto, perseguiamo il risarcimento dei danni che ne derivano—dalla perdita di serenità e reputazione, ai costi per la rimozione tecnica, fino agli impatti economici su studio, lavoro e relazioni. L’approccio giusto è unitario: preservare le prove, attivare le misure urgenti, contenere l’esposizione digitale e costruire la richiesta risarcitoria su basi medico-legali e documentali solide.
Cosa fare subito (sicurezza, rimozione, denuncia)
Le prime ore sono decisive per ridurre i danni e non perdere prove. Metti al sicuro i dispositivi, cambia le password, attiva l’autenticazione a due fattori e disconnetti le sessioni aperte su smartphone, PC e cloud.
Se stai subendo minacce o ricatti, non trattare privatamente: contatta subito le forze dell’ordine (112) e segnala all’avvocato ogni messaggio o richiesta economica.
In parallelo, agisci per contenere la diffusione: usa i canali ufficiali di segnalazione delle piattaforme (moduli per Non-Consensual Intimate Images/NCII), richiedi il takedown urgente e disattiva temporaneamente tag, commenti e menzioni per limitare l’effetto a catena.
Ogni passaggio va documentato (ID ticket, e-mail di risposta, numeri di protocollo): saranno elementi utili nella quantificazione del danno e per dimostrare la tua diligenza nel ridurre l’esposizione.
La denuncia serve a cristallizzare i fatti, attivare il Codice Rosso e chiedere sequestri e perquisizioni mirate: prima si agisce, più è probabile individuare l’uploader originario e i principali “condivisori”.
Nel frattempo, proteggi la tua sfera personale: avvisa persone di fiducia, concorda con noi un piano di sicurezza digitale e definisci una strategia di comunicazione minima con scuola/azienda se necessario (per prevenire abusi interni e contenere l’impatto reputazionale).
Se hai bisogno di assistenza, contatta la sede più vicina a te
Come raccogliere e conservare le prove digitali
Un dossier digitale ordinato è la chiave del successo, sia per la parte penale sia per il risarcimento danni causati dal revenge porn.
Screenshot
Salva screenshot completi (chat, e-mail, post, storie, link) con data/ora/URL visibili e—quando possibile—effettua una web capture in PDF o un salvataggio WARC tramite strumenti forensi; non ritagliare né alterare le immagini.
File
Se hai ricevuto file, conserva gli originali senza modificarli (mantieni i metadati): creare copie di lavoro va bene, ma l’originale va custodito in cloud protetto e su supporto esterno. Per i social, protocolla ogni segnalazione (ID del contenuto, ID del profilo, risposte dell’assistenza) e crea una timeline degli eventi: data di prima pubblicazione, eventuali ripubblicazioni, diffusione su gruppi o canali di messaggistica.
Testimonianze (rafforzano credibilità)
Se il contenuto è circolato su piattaforme “chiuse”, raccogli le testimonianze di chi lo ha visto o ricevuto, con nome/contatto e breve descrizione.
Diario degli effetti
Utile anche un diario degli effetti: insonnia, crisi d’ansia, assenze dal lavoro, rinuncia ad attività, spese sostenute per consulenze informatiche o psicologiche. Questo materiale, insieme ai referti del medico/psicologo e ai contratti eventualmente compromessi, permette di collegare con nettezza la lesione alla condotta e valorizzare ogni voce di danno nella richiesta risarcitoria.
Tutela penale: Codice Rosso, responsabilità dei condivisori
La denuncia per revenge porn attiva il canale prioritario del Codice Rosso: la persona offesa viene ascoltata in tempi rapidi, si avviano indagini tecniche per identificare l’origine dei caricamenti (analisi degli account, tracciamento IP, sequestro dispositivi, richieste ai provider) e, se sussistono i presupposti, si possono ottenere misure cautelari (divieto di avvicinamento e comunicazione, allontanamento, braccialetto elettronico, fino alla custodia nei casi più gravi).
Un punto spesso trascurato ma fondamentale ai fini del risarcimento è la responsabilità non solo dell “uploader” iniziale, ma anche dei condivisori: chi riceve e ri-diffonde con finalità lesiva risponde a titolo proprio, e questo amplia sia il raggio delle indagini sia il novero dei soggetti obbligati in solido al risarcimento.
Nel nostro lavoro curiamo la stesura circostanziata della denuncia (fatti, luoghi, tempi, link, ID profili), l’allegazione tecnica delle prove e le istanze di sequestro preventivo dei contenuti, coordinandoci con la PG per preservare gli elementi digitali utili alla responsabilità e all’azione civile.
PRONTO INTERVENTO - Se sei in pericolo agisci ora
Se temi per la tua incolumità, chiama subito:
- 112 – Emergenze (intervento immediato delle forze dell’ordine)
- 1522 – Numero nazionale antiviolenza e stalking (h24, gratuito, anche multilingua)
Tutela civile e rimozione dei contenuti
La protezione effettiva passa anche per le misure civili e per la rimozione rapida online. In parallelo al penale inviamo diffide all’autore e ai principali condivisori, chiediamo inibitorie immediate, ordini di rimozione e sequestri dei supporti; quando serve, ricorriamo a provvedimenti d’urgenza (inibitoria ex art. 700) per ottenere take down su siti e piattaforme refrattarie.
Conosciamo i canali NCII dei principali social e i form per “immagini intime non consensuali”: predisponiamo segnalazioni strutturate (con linguaggio tecnico, link, hash, ID) per massimizzare il tasso di rimozione e monitoriamo le ripubblicazioni con report periodici. Sul piano civilistico, l’obiettivo è duplice: fermare la diffusione e preparare il terreno al risarcimento, creando un tracciato documentale che dimostri la persistenza del pregiudizio nonostante le richieste legittime.
Ogni takedown riuscito riduce il danno, ma ogni diniego o ritardo della controparte rafforza le nostre pretese risarcitorie, specie in termini di personalizzazione del danno non patrimoniale.
Risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali)
Il cuore della nostra attività è la domanda di risarcimento: non una cifra “a forfait”, ma la somma di voci provate e motivate.
Danni patrimoniali
Sul piano patrimoniale, includiamo spese mediche e psicologiche (presenti e future), costi di assistenza informatica e reputation management, perdita o riduzione del reddito (assenze, contratti non rinnovati, opportunità sfumate), spese di sicurezza (serrature, dispositivi, consulenze), danni a cose e dispositivi compromessi.
Danni non patrimoniali
Sul piano non patrimoniale, la struttura tipica ricomprende danno biologico da lesione psichica (quantificata con perizia), danno morale per sofferenza e umiliazione, danno esistenziale per la compromissione stabile della vita di relazione, dello studio/lavoro, del tempo libero.
Nei casi più impattanti valorizziamo anche il danno all’immagine/reputazione, specie per professioni esposte. Per sostenere queste voci lavoriamo con periti e clinici di fiducia, utilizziamo criteri tabellari aggiornati e motiviamo le personalizzazioni con una narrativa probatoria coerente (timeline, tentativi di rimozione, effetti misurabili sulla quotidianità). La nostra linea è netta: accettare solo offerte congrue; in caso contrario, procedere con negoziazione assistita e azione giudiziale, senza perdere di vista il rapporto costi/benefici per la persona offesa.
Tempi e modalità del risarcimento
I tempi dipendono da prontezza nella raccolta delle prove, ampiezza della diffusione e condotta della controparte.
Quando l’autore è identificato e collabora, una definizione stragiudiziale con takedown completo e risarcimento può arrivare in pochi mesi, specie se la documentazione clinica è già sufficiente a fotografare la lesione.
Nei casi di diffusione a macchia d’olio, con più condivisori o piattaforme reticenti, serve una strategia a cerchi concentrici: sequestri e rimozioni, perizia clinica dopo un periodo congruo di osservazione, invio di una richiesta strutturata con tutte le voci e—se l’offerta è inadeguata—negoziazione assistita e giudizio.
Per accelerare: inviamo da subito un pacchetto completo (prove digitali ordinate, referti e certificazioni, cronologia segnalazioni/takedown, evidenze economiche), manteniamo solleciti formali, monitoriamo ripubblicazioni e documentiamo l’onere emotivo della gestione. Questo approccio riduce gli spazi di contestazione e aumenta le possibilità di un’offerta congrua senza transitare per l’intero giudizio.
FAQ - Domande frequenti sul revenge porn
Sì. Il consenso alla realizzazione non implica il consenso alla diffusione. La responsabilità sussiste quando il contenuto viene condiviso senza autorizzazione, a maggior ragione con intenti ritorsivi o di minaccia.
Sì: i condivisori rispondono a titolo proprio. Questo è rilevante anche per il risarcimento, perché amplia il numero di soggetti tenuti in solido a rifondere i danni.
Il reato può configurarsi anche senza volto in chiaro, se la condotta lede la sfera sessuale privata e consente comunque di collegare il contenuto alla persona offesa (contesto, tatuaggi, ambiente, metadati, testimonianze).
Sì. Si procede con sequestri/rimozioni e si agisce verso i principali canali di diffusione; l’identificazione dell’autore o dei condivisori può avvenire in corso d’indagini. Intanto si costruisce la richiesta danni con prove e referti.
Dipende da gravità della lesione psichica, ampiezza della diffusione, durata dell’esposizione, ripercussioni economiche e comportamento della controparte (collaborazione o resistenza). Forniamo una stima dopo l’analisi di dossier e perizia.
Senza perizia e senza takedown completo potresti sottostimare i danni e rinunciare alla tutela futura. Valutiamo con te tempi, importi e condizioni prima di qualunque liberatoria.
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