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Cosa fare subito dopo un investimento pedonale
Essere investiti da un veicolo rappresenta un evento traumatico, sia dal punto di vista fisico che psicologico. In quei momenti concitati, è normale sentirsi disorientati, ma è fondamentale sapere cosa fare per tutelare i propri diritti fin da subito.
Se le condizioni lo permettono, la prima cosa da fare è chiamare immediatamente i soccorsi (112) e richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, che avranno il compito di redigere un verbale dell’accaduto. Questo documento sarà prezioso in fase di accertamento delle responsabilità. Anche se l’impatto sembra lieve, è essenziale sottoporsi alle cure mediche e ottenere un certificato del pronto soccorso, che attesti la dinamica e le conseguenze dell’incidente. Ogni documento raccolto in questa fase potrà rivelarsi determinante.
Inoltre, è importante acquisire i dati del conducente del veicolo coinvolto (nome, targa, compagnia assicurativa) e, se presenti, raccogliere testimonianze da chi ha assistito all’incidente. Foto del luogo, delle condizioni della strada, dei segni sull’asfalto o degli eventuali ostacoli sono altri elementi utili da documentare subito.
Nel 2023 si sono verificati in Italia oltre 18.000 casi di investimento di pedoni (50 al giorno mediamente), con 485 morti. Questi numeri ci ricordano quanto sia importante agire con consapevolezza e tempestività per far valere i propri diritti.
Responsabilità nei casi di investimento di pedone
La responsabilità nei casi di investimento di pedone viene valutata partendo da un principio fondamentale del nostro ordinamento: l’automobilista è tenuto a guidare con la massima prudenza, specialmente in prossimità di attraversamenti pedonali, scuole, aree residenziali o dove è ragionevole aspettarsi la presenza di pedoni.
Secondo l’art. 2054 del Codice Civile, chi guida un veicolo è sempre presunto responsabile, a meno che non riesca a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’incidente. Questo significa che, in caso di dubbio, la legge tende a tutelare la parte più debole, ovvero il pedone.
Ciò non significa però che il pedone sia sempre privo di colpa. Se, ad esempio, attraversa fuori dalle strisce pedonali, di corsa, o in condizioni di scarsa visibilità, può essere riconosciuto un concorso di colpa. In questi casi, il risarcimento sarà proporzionalmente ridotto in base alla responsabilità attribuita a ciascuna parte. Tuttavia, anche in presenza di una condotta imprudente del pedone, il conducente ha comunque l’obbligo di adottare tutte le cautele per evitare l’urto.
Stabilire la responsabilità non è sempre immediato: è un processo che richiede la valutazione attenta di documenti, testimonianze e dinamiche tecniche. Per questo, rivolgersi a un avvocato esperto in incidenti con pedoni può fare la differenza tra ottenere un risarcimento equo o vedersi attribuita una colpa ingiustificata.
La consulenza legale serve anche a far valere correttamente i propri diritti davanti a compagnie assicurative che, spesso, tendono a minimizzare l’accaduto o a dilazionare il risarcimento.
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Quando il pedone ha diritto al risarcimento
Il pedone investito ha diritto al risarcimento del danno ogni volta che può essere accertata – anche solo parzialmente – una responsabilità del conducente del veicolo. Questo vale non solo quando l’impatto avviene sulle strisce pedonali o in punti in cui il pedone ha diritto di precedenza, ma anche in situazioni più complesse in cui il comportamento del guidatore è ritenuto imprudente o negligente (ad esempio, mancata attenzione, velocità eccessiva, guida distratta o in stato di ebbrezza).
Il diritto al risarcimento non viene escluso automaticamente nemmeno se il pedone ha avuto una condotta non perfettamente regolare, come nel caso in cui abbia attraversato lontano dalle strisce. In queste situazioni, la giurisprudenza applica il principio del concorso di colpa: il risarcimento può essere ridotto, ma non negato del tutto, a meno che non si dimostri che il comportamento del pedone sia stato del tutto imprevedibile e inevitabile. In pratica, anche in presenza di un errore del pedone, il conducente deve dimostrare di non aver potuto fare nulla per evitarlo.
È importante sapere che il risarcimento può essere richiesto non solo per i danni fisici immediati, ma anche per tutte le conseguenze permanenti o temporanee che l’infortunio ha comportato nella vita del pedone: invalidità, limitazioni lavorative, danni morali, psicologici ed esistenziali. In caso di morte, sono i familiari della vittima a poter richiedere un risarcimento per il danno subito.
Tipologie di danno risarcibili
In caso di investimento di un pedone, il risarcimento può riguardare diverse categorie di danno, che vanno ben oltre le sole spese mediche. La legge italiana distingue infatti tra danni patrimoniali e danni non patrimoniali, entrambi risarcibili se adeguatamente documentati.
- Tra i danni patrimoniali rientrano tutte le spese effettivamente sostenute o da sostenere a causa dell’incidente: costi per il ricovero ospedaliero, per visite specialistiche, fisioterapia, medicinali, ausili ortopedici, ma anche eventuali costi di trasporto e assistenza. Inoltre, il pedone ha diritto a essere risarcito per il mancato guadagno nel periodo in cui non ha potuto lavorare (lucro cessante), nonché per la perdita di capacità lavorativa, se il danno ha comportato un’invalidità permanente.
- I danni non patrimoniali, invece, comprendono tutte le conseguenze che, pur non traducendosi in una perdita economica immediata, incidono profondamente sulla qualità della vita. Tra questi troviamo il danno biologico (lesione dell’integrità psicofisica), il danno morale (sofferenza interiore provocata dall’incidente) e il danno esistenziale, ovvero la compromissione del normale svolgimento della vita quotidiana, relazionale e personale.
In caso di incidenti particolarmente gravi o mortali, anche i familiari del pedone possono ottenere un risarcimento, sia per il dolore e la perdita subiti, sia per eventuali danni economici derivanti dalla scomparsa del congiunto.
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Tempi e modalità del risarcimento
Ottenere un risarcimento dopo un investimento pedonale non è sempre immediato. I tempi dipendono da diversi fattori.
Il primo passo è l’apertura del sinistro da parte della persona investita o di un suo rappresentante, con relativa richiesta danni alla compagnia assicurativa del veicolo coinvolto. A tale richiesta va allegata tutta la documentazione medica, eventuali foto, testimonianze e relazioni tecniche. La compagnia ha l’obbligo di formulare un’offerta di risarcimento entro 90 giorni dalla ricezione della documentazione completa (30 giorni se si è trattato solo di danni a cose, 60 se si tratta di lesioni lievi con referti medici).
Se l’offerta è congrua, si può accettare e procedere alla liquidazione del danno. Se invece è insufficiente, si può contestare con l’assistenza di un avvocato, chiedendo un’integrazione o avviando una trattativa stragiudiziale. In caso di rifiuto o mancanza di riscontro, si può valutare il ricorso al giudice, soprattutto quando ci sono invalidità permanenti o responsabilità contestate. In questi casi, la procedura può durare diversi mesi, a volte anche anni, ma permette di ottenere un risarcimento più adeguato.
Un buon legale sa come strutturare la richiesta per renderla più efficace e completa fin dall’inizio, riducendo il rischio di contestazioni. Affidarsi a un professionista aiuta a ridurre i tempi e ad aumentare le probabilità di ricevere il risarcimento che davvero ti spetta.
FAQ - Domande frequenti sugli investimenti pedonali
L’investimento di pedone è un incidente stradale in cui una persona viene urtata da un veicolo mentre si trova a piedi. Può avvenire in attraversamento pedonale, su carreggiata, marciapiede o in altre situazioni urbane ed extraurbane. Si tratta di una delle tipologie di incidente più gravi per chi lo subisce, spesso con conseguenze fisiche rilevanti.
Sì, è fondamentale. La denuncia o il verbale delle Forze dell’Ordine serve a certificare ufficialmente l’avvenuto incidente e ad avviare le indagini su dinamiche e responsabilità. Se non sono intervenuti sul posto, è consigliato recarsi successivamente in caserma a denunciare l’accaduto.
Generalmente, è la compagnia assicurativa del veicolo responsabile a dover risarcire il pedone, salvo nei casi in cui sia dimostrata una colpa esclusiva del pedone stesso. Se il veicolo non è assicurato o non identificato, si può ricorrere al Fondo Vittime della Strada.
In caso di omissione di soccorso o fuga, è essenziale sporgere immediatamente denuncia. Potrebbe attivarsi il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada per ottenere comunque un risarcimento, ma solo se viene accertato che non è possibile identificare il veicolo.
No, non sempre. Se il pedone attraversa fuori dalle strisce, in zone pericolose o in modo improvviso e imprudente, può essere ritenuto responsabile, in tutto o in parte, dell’incidente. Tuttavia, la giurisprudenza tende a una tutela rafforzata del pedone, soprattutto se vulnerabile (minori, anziani, persone con disabilità).
In genere no. Attraversare con il semaforo rosso per i pedoni è considerata condotta imprudente e può escludere o ridurre il diritto al risarcimento, salvo concorso di colpa del conducente (es. velocità eccessiva, distrazione).
Il risarcimento può coprire: spese mediche e riabilitative, danni fisici (biologici), danni morali, eventuale riduzione della capacità lavorativa, danni permanenti e materiali (es. occhiali, cellulare, vestiti), oltre a eventuali danni esistenziali.
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