Tag Archives: Simulazione con e senza avvocato

Serie di articoli volti a far capire che avere un avvocato fa la differenza per due importanti motivi.
1) Si ha ben chiaro fin da subito dei propri diritti senza brancolare nel buio facendo una
Consulenza una tantum
2) Si riesce a far valere questi diritti e si conoscono fin da subito i modi per farlo.

La consulenza legale dell’Avvocato Condominio

 Sono circa un milione, le cause civili nate nei condomini e attualmente pendenti nei tribunali del nostro Paese. Sebbene non esistono dati ufficiali, analoghe cifre arrivano anche dal Codacons, la quale ha stilato una classifica sulle regioni con il più alto tasso di litigiosità condominiale, che vede Campania e il Lazio in testa, seguiti da Sicilia e Veneto.

Al fine comprendere le vaste dimensioni del fenomeno, basti pensare che solo nel 2017, sono stati, approssimativamente, cinquecentomila gli italiani che hanno trascinato davanti al giudice i propri vicini di casa.

Senza troppe sorprese, la maggior parte delle controversie condominiali nasce a causa delle immissioni, ossia per via di odori e rumori molesti che da un appartamento si propagano a quelli adiacenti.

Seguono le discussioni sulla sistemazione di veicoli dei singoli condomini nelle aree comuni, spesso parcheggiati in spazi non autorizzati; per non parlare poi dei diverbi sorti per piante sgocciolanti o bucato in evidenza, senza dimenticare le diatribe alimentate dal suono, non sempre tollerabile, proveniente da impianti stereo e strumenti musicali.

Anche gli animali domestici sono frequente motivo di discussione: cani che abbaiano, gatti che miagolano in tarda notte e il cattivo odore che promana dalle lettiere, in primis.

Il malcontento è, inoltre, generato dalla condotta non sempre diligente tenuta dagli amministratori condominiali: è molto frequente, difatti, riscontrare gravi inadempimenti e/o evidenti irregolarità nella loro gestione, che si sostanziano, ad esempio, nell’omessa tenuta della contabilità condominiale, nella mancata convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto o nella confusione tra il loro patrimonio personale e quello del condominio.

Devi sapere che questi sono soltanto alcuni dei principali motivi che quotidianamente scatenano forti litigi negli ambienti condominiali.

Ebbene, se ti ritrovi coinvolto in uno dei casi sopra descritti oppure sei incappato una diversa questione sorta nell’edificio condominiale, è opportuno, allora, che tu ricorra alla consulenza di un avvocato esperto nella risoluzione di controversie condominiali, l’unico professionista in grado di garantire una piena e rapida tutela dei tuoi interessi.

Quando richiedere consulenza legale all’Avvocato Condominio

Il professionista dotato di una qualificata preparazione nel campo del diritto condominiale tratta questioni anche di natura contenziosa, e presta assistenza legale a condomini, singoli condomini e amministratori di condominio, che ritengono siano stati lesi i propri diritti.

In particolare, l’avvocato condominio specializzato in questa delicata materia è in grado di offrire una consulenza legale completa e puntuale, nonché di assistere il cliente nei casi in cui sia necessario procedere, ad esempio:

  • all’impugnazione di delibere assembleari;
  • alla valutazione dei criteri di ripartizione delle spese tra i condomini;
  • all’analisi sulla revisione e corretta applicazione delle tabelle millesimali;
  • all’assistenza stragiudiziale e giudiziale per la tutela – anche in via cautelare d’urgenza – contro molestie e turbative derivanti da immissioni di fumo, rumori, esalazioni;
  • alla revoca dell’amministratore condominiale;
  • alla redazione, interpretazione o impugnazione regolamento condominiale;
  • alla consulenza e assistenza nella gestione e nella tutela delle parti comuni, anche in caso di cattiva esecuzione di lavori effettuati da terzi;
  • alla valutazione dell’operato di amministratori sulla gestione del condominio ed eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli stessi o di ex amministratori per “mala gestione”;
  • al disconoscimento di spese urgenti anticipate dal singolo condomino;
  • all’esercizio del diritto di accesso agli atti, esibizione dei documenti condominiali e attività di verifica per la tutela dei titolari di diritti reali e di godimento.

Inoltre, il legale abile nella composizione di liti condominiali, prima di far valere in giudizio le ragioni del suo assistito, ha l’obbligo di avviare una procedura mediazione dinanzi agli appositi organismi, per cercare di raggiungere un’intesa amichevole; tale adempimento obbligatorio è stato introdotto dal legislatore proprio al fine di alleggerire il carico di lavoro dei magistrati, nella speranza di risolvere la maggior parte delle questioni nate per motivi di scarso rilievo.

Appare chiaro, dunque, che la figura dell’avvocato condominiale sia di assoluta importanza per ottenere la miglior tutela possibile, tanto in sede di conciliazione amichevole quanto in un’eventuale fase giudiziale.

Consulenza legale immobiliare

Le vicende giuridiche connesse alle transazioni immobiliari assumono un’importanza considerevole non soltanto in virtù dell’elevato valore economico che caratterizza questo genere di beni ma, soprattutto, per il ruolo fondamentale che essi rivestono nella vita privata ed economica delle persone.

Non è raro che una persona inesperta si avventuri incautamente in una compravendita immobiliare, in un contratto di locazione o in una complicata operazione di affitto di azienda, finendo per ritrovarsi vittima di una truffa oppure, nella migliore delle ipotesi, accettando condizioni contrattuali a dir poco sfavorevoli; ebbene, queste sono alcune delle molteplici situazioni che il soggetto “non addetto ai lavori” potrebbe evitare rivolgendosi ad avvocato immobiliarista, il quale mette al servizio di privati e aziende un’elevata competenza nella materia, attraverso la quale sarà in grado di riconoscere ed evitate le insidie tipiche del settore.

Pertanto, se devi affrontare una transazione immobiliare o sei incappato in un problema riguardante questo tipo di beni, è conveniente che tu richieda, sin da subito, consulenza legale a un avvocato specializzato nell’ambito del diritto immobiliare: un’indispensabile guida che ti assisterà nel corso delle operazioni più delicate, garantendo una completa e pronta tutela dei tuoi interessi.

 Quando ricorrere alla consulenza dell’avvocato immobiliarista

L’avvocato esperto nel campo del diritto immobiliare, attento e diligente, si prefigge il principale obiettivo di comprendere le esigenze del cliente e di assisterlo durante le fasi dell’acquisto o in ogni altra operazione immobiliare, garantendo sempre la massima professionalità.

L’avvocato immobiliarista offre, inoltre, la propria assistenza legale per la tutela della proprietà e del possesso degli immobili, sia in sede giudiziale che in quella stragiudiziale.

In particolare, l’avvocato qualificato in questo specifico settore giuridico, fornisce la propria consulenza legale per sostenere il cliente:

  • nella redazione e durante l’intera procedura che porta alla conclusione di un contratto preliminare, di compravendita, di locazione, di leasing, di affitto di azienda, di permuta, di affitto con riscatto (o rent to buy) oppure nella formulazione di proposte irrevocabili d’acquisto o patti di opzione;
  • nei procedimenti civili e in quelli di mediazione obbligatoria intrapresi a tutela della proprietà immobiliare, di altri diritti reali su cosa altrui e dei diritti personali di godimento, che riguardano, ad esempio:
    • l’acquisto di un immobile per usucapione;
    • i vizi delle opere e le infiltrazioni d’acqua;
    • la garanzia per evizione;
    • le azioni possessorie di reintegrazione, di manutenzione, denunzia di nuova opera o denunzia di danno temuto
    • le azioni petitorie di rivendicazione, negatoria, di regolamento dei confini e per apposizione di termini;
    • gli sfratti per morosità o finita locazione;
    • l’azione per la divisione di immobile in comunione.
  • nei contenziosi contro mediatori e agenzie immobiliari.

Per tali ragioni, è consigliato rivolgersi ad un avvocato esperto nella gestione di pratiche concernenti i beni immobili, anche al solo fine di richiedere un parere legale e scoprire se esiste il modo per poter salvaguardare i propri diritti, evitando così di incorrere in spiacevoli inconvenienti. 

L’importanza dell’avvocato immobiliarista

Generalmente, contratti (o atti unilaterali) con cui si definiscono le operazioni immobiliari si complicano quando al loro interno vengono inseriti i c.d. elementi accidentali, rappresentati dalla condizione, dal termine ed dell’onere (o modus), quest’ultimo con riferimento ai soli contratti a titolo gratuito (come, ad esempio, la donazione, il comodato, il contratto a favore di terzo).

Pensiamo al tipo di termine indicato nel contratto preliminare entro cui è prevista la conclusione del definitivo: talvolta, infatti, è difficile comprendere se il termine apposto dalle parti debba essere considerato “essenziale” oppure “semplice”. La differenza è di non poco conto: la scadenza del “termine essenziale” provoca la risoluzione del contratto che si produce in automatico, ossia con il solo decorso del termine. Invece, qualora non venga rispettato il termine “semplice”, il contraente verrà considerato sì inadempiente, ma il contratto continuerà comunque a produrre i suoi effetti vincolanti.

Allo stesso modo, le parti possono prevedere l’inserimento delle c.d. “condizioni”, le quali subordinano l’efficacia o la risoluzione del contratto al verificarsi di un evento futuro e incerto; per fare un esempio, nel caso di compravendita immobiliare accade normalmente che il promissario acquirente s’impegni ad acquistare un determinato immobile a patto, però, che riesca ad ottenere un mutuo necessario per il pagamento del prezzo di vendita.

Delle questioni giuridiche possono sorgere, soprattutto, con riferimento agli obblighi fondamentali che scaturiscono da un contratto di vendita immobiliare qual è, ad esempio, l’obbligo di “consegnare il bene”; infatti, qualche volta accade che con la stipula del rogito notarile l’acquirente non ottenga immediatamente il materiale possesso del bene, ma che il venditore richieda un po’ di tempo prima di procedere alla sua consegna effettiva oppure potrebbe verificarsi lo scenario inverso che vede il compratore immesso nell’effettivo possesso dell’immobile già prima della sottoscrizione definitivo: in quest’ultima ipotesi, cosa accadrebbe se il promissario acquirente non intendesse più stipulare il contratto definitivo?

Ebbene, è facile comprendere quanto diverse siano le insidie che si nascondono dietro ad un accordo contrattuale che abbia a oggetto un immobile e quanto utile sia, dunque, ricorrere alla consulenza legale di un avvocato specializzato nella risoluzione di questioni che nascono dal godimento o dalla gestione di tali beni.

Consulenza legale Avvocato successioni

È risaputo che la materia delle successioni ereditarie rappresenta un ambito giuridico particolarmente tecnico e complesso, poiché riguarda il passaggio di beni e diritti che, generalmente, si realizza tra soggetti legati da un rapporto di parentela e che, talvolta, coinvolge anche soggetti che, nonostante non siano parenti del defunto, sono comunque molto cari a quest’ultimo. È noto, inoltre, come questo complicato fenomeno, spesso, produca inevitabili ripercussioni sugli equilibri familiari, specie quando il valore delle sostanze da trasmettere risulta essere molto elevato.

In questi casi, è conveniente, dunque, rivolgersi a un avvocato esperto nel settore delle successioni, capace di fornire consulenze legali qualificate e di garantire al cliente un’assistenza rapida, attenta ed efficace; il professionista competente in questa delicata materia è l’unico in grado di chiarire, sin dai primi incontri, quali sono i diritti che sorgono in capo all’erede in occasione della morte di un suo congiunto e in che modo tali diritti potranno essere concretamente rivendicati.

Dunque, se sei coinvolto in un “duro conflitto” tra più coeredi e vuoi recuperare la quota ereditaria di tua spettanza, ti consigliamo, prima di tutto, di affidarti alla consulenza di un avvocato specializzato nel settore, abile nella risoluzione di ogni questione giuridica riguardante il diritto successorio e in grado, quindi, di far valere i Tuoi diritti tanto in via stragiudiziale quanto, se necessario, mediante il ricorso al giudice.

 Perché affidarsi a un Avvocato esperto in successioni

Si sa che la morte di una persona, oltre a generare dolore e sofferenza alle persone vicine, si pone anche come causa di bruschi conflitti tra i suoi parenti, desiderosi di accaparrarsi la più vantaggiosa parte di eredità. Infatti, capita che a fronte di un testamento scritto in un certo modo e/o di donazioni fatte in vita dal defunto in favore di determinati soggetti, scattino dei meccanismi di gelosia e invidia tra gli eredi che sfociano, quasi sempre, in complessi e duraturi giudizi, che comportano, a loro volta, un grosso dispendio di tempo e denaro.

Come poc’anzi accennato, l’ambito delle successioni rappresenta un settore molto complesso del diritto civile e, solitamente, la maggior parte dei soggetti chiamati all’eredità non è a conoscenza dei propri diritti ereditari o nulla sa sugli adempimenti che devono essere sbrigati immediatamente dopo la morte del congiunto oppure, ancora, ignora completamente quelli che sono i requisiti minimi affinché un testamento possa essere considerato valido ed efficace.

Per tutti questi motivi, è fortemente consigliato rivolgersi ad un avvocato esperto nella gestione di pratiche concernenti le successioni ereditarie, anche solo per richiedere un parere legale e scoprire come poter salvaguardare i propri interessi.

L’attività svolta dall’Avvocato successioni

L’avvocato dotato di ampia competenza in questo settore è certamente in grado di offrire una consulenza legale globale e di assistere adeguatamente il cliente nei casi in cui sia necessario, ad esempio, procedere:

  • all’accettazione dell’eredità (consigliando l’erede sull’opportunità di eseguire un’accettazione pura e semplice o con beneficio di inventario);
  • alla dichiarazione di successione;
  • alla redazione dell’inventario;
  • alla divisione dei beni che rientrano nell’asse ereditario;
  • all’interpretazione ed impugnazione dei testamenti;
  • alla successione in assenza di testamento (o successione legittima)
  • alla proposizione di un’azione di riduzione in caso di lesione della quota di legittima riservata agli eredi legittimari
  • all’esercizio di una petizione ereditaria, per agire contro chi possiede dei beni ereditari senza alcun titolo, al fine di ottenerne la restituzione.

Più in generale, l’avvocato abile nel campo delle successioni, svolge ogni altra azione (amichevole o contenziosa) che sia indispensabile per la tutela delle ragioni del proprio assistito.

Ebbene, il nostro consiglio, qualora ti ritrovassi davanti ad una delle questioni sopra elencate (o ad altre altrettanto importanti), è quello di affidarti a un legale che negli anni abbia maturato una solida esperienza nel campo del diritto ereditario, poiché solo un professionista esperto e qualificato in quest’ostica materia individuerà la migliore strategia diretta a far valere i Tuoi diritti di erede.

Consulenza legale avvocato malasanità

Tra i fatti di cronaca, talvolta, capita di apprendere notizie sulle disavventure di soggetti entrati in ospedale per sottoporsi ad una banale operazione chirurgica o a un routinario intervento estetico, e dimessi, tuttavia, con danni che ne hanno compromesso irrimediabilmente la salute o che, addirittura, hanno causato la morte degli stessi.

Una diagnosi errata o ritardata, eccessiva lentezza nei soccorsi, disservizi nei ricoveri ospedalieri, somministrazione di farmaci sbagliati, malattie e infezioni contratte a causa di emotrasfusioni: questi sono soltanto alcuni dei numerosi episodi di malasanità che si verificano all’interno dei nostri ospedali; un altro aspetto certamente preoccupante è rappresentato dal fatto che, molto spesso, chi si ritrova in queste sfortunate situazioni, offuscato da un forte senso di rabbia e frustrazione, non sa bene a chi rivolgersi per ottenere il giusto risarcimento dei danni sofferti.

È utile sapere che, generalmente, la responsabilità della struttura ospedaliera o del personale sanitario scatta quando, a seguito di un intervento, una cura o una terapia, il paziente subisce un peggioramento delle proprie condizioni di salute.

Ebbene, se sei stato vittima di un caso di malasanità, è opportuno, per prima cosa, che tu richieda l’assistenza di un avvocato esperto in questo delicato settore, l’unico professionista in grado di garantire la piena tutela dei tuoi interessi. 

Consulenza legale malasanità: l’attività svolta dall’avvocato specializzato

Come poco fa accennato, è conveniente che la vittima di un errore medico ricorra alla consulenza di un avvocato esperto nella gestione di casi di malasanità, il quale, in base alle richieste, potrà rendere un parere legale che dia immediata risposta a dubbi e quesiti posti dal cliente oppure fornire assistenza giudiziale (e/o stragiudiziale); in quest’ultima ipotesi, l’avvocato illustrerà al cliente la necessità di verificare, innanzitutto, se il danno sofferto possa essere attribuito ad una responsabilità medica; solo in seguito, qualora un errore medico venga effettivamente accertato, il professionista indicherà al suo assistito in che modo ottenere il giusto risarcimento: in sostanza, l’attività di assistenza e consulenza dell’avvocato malasanità consisterà nella preliminare esposizione, e successiva (graduale) attuazione, della procedura di seguito illustrata:

  • in primo luogo, il legale suggerirà al paziente di raccogliere la documentazione medica in suo possesso e richiedere alla struttura ospedaliera una copia della cartella clinica;
  • ottenuti tutti i documenti, l’avvocato si avvarrà della collaborazione di un medico legale di fiducia dotato di conoscenze specialistiche, che avrà il compito di verificare l’esistenza di eventuali responsabilità mediche, e i risultati della sua analisi verranno presentati al legale sotto forma di parere scritto;
  • nel caso in cui il perito di parte accerti, dunque, la presenza di un errore medico, l’avvocato invierà ai soggetti responsabili (ente ospedaliero e/o personale sanitario oppure, ancora, l’ASL, qualora sia coinvolta una struttura pubblica) una richiesta formale di risarcimento;
  • una volta ricevuta la richiesta risarcitoria, l’Ente ospedaliero e/o il professionista responsabile chiameranno in garanzia la propria compagnia assicuratrice;
  • a questo punto, il legale si occuperà della fase di liquidazione, che generalmente prevede una nuova visita medico-legale, che verrà eseguita da un medico incaricato dalla compagnia assicuratrice;
  • nel caso in cui la visita confermasse la presenza di una responsabilità, le parti cercheranno di raggiungere un’intesa sull’entità del risarcimento;
  • se invece la visita non rilevasse la presenza di una responsabilità medica, il danneggiato potrà comunque rivolgersi al giudice civile per far valere i suoi diritti;
  • tuttavia, il ricorso al giudice dovrà essere necessariamente preceduto da un tentativo di mediazione obbligatoria, che dovrà svolgersi presso un organismo di mediazione, con l’assistenza di un legale;
  • se anche la procedura di mediazione non consentisse alle parti di raggiungere un accordo, l’avvocato citerà in giudizio medici e/o strutture sanitarie e/o ASL competente, al fine di ottenere ad una sentenza di condanna al risarcimento di tutti i danni subiti dal suo cliente.

 Avvocato malasanità o società infortunistica: a chi rivolgersi?

 Meglio scegliere un avvocato dotato di elevata esperienza in materia di responsabilità medica oppure rivolgersi a una società d’infortunistica? Questa è una delle domande che frequentemente pone chi è rimasto coinvolto in un caso di malasanità.

Per rispondere a tale quesito, è sufficiente evidenziare che solo un avvocato serio e competente, prima di fornire la propria consulenza legale, svolge una serie di attività preparatorie, indispensabili per il buon esito della pratica; in particolare, il professionista opera al fine di:

  • ricostruire il fatto storico, valutandone gli aspetti giuridici;
  • formulare appropriati quesiti al medico legale di fiducia;
  • chiarire al cliente il contenuto della perizia medica evidenziando l’eventuale possibilità di far valere il suo diritto al risarcimento dei danni;
  • ricercare pronunce giurisprudenziali che abbiano trattato casi simili a quello sottoposto alla sua attenzione;
  • individuare la migliore strategia nell’interesse del cliente.

È evidente che le attività sopra elencate, svolte in maniera attenta e puntuale da un avvocato qualificato, difficilmente sarebbero garantite, allo stesso modo, da una società d’infortunistica, la quale, non è composta da avvocati specializzati, ma si avvale del contributo di soggetti abituati a trattare, in maniera sommaria, questioni risarcitorie connesse a vari settori; inoltre, una tesi difensiva ben costruita da un legale esperto nella pratiche di malasanità, laddove non consentisse il raggiungere un accordo bonario, verrebbe comunque efficacemente adottata dal professionista in sede giudiziale; diversamente, se l’agenzia d’infortunistica non riuscisse a trovare un’intesa amichevole, dovrebbe necessariamente rivolgersi ad un avvocato esterno, con un inevitabile aggravio di costi e spese a carico del cliente.

Questi sono soltanto alcuni dei motivi per cui è conveniente richiedere, sin dal principio, la consulenza di un avvocato dotato di un’ottima preparazione e che abbia acquisito una solida esperienza grazie ai numerosi casi di malasanità trattati durante l’esercizio della professione. 

Scegliere l’avvocato malasanità per la sua specializzazione e non per la collocazione geografica

La prestazione professionale eseguita dai medici e dal personale sanitario è senza dubbio un’attività complessa, priva di assolute certezze riguardo, soprattutto, agli esiti degli interventi chirurgici e delle terapie farmacologiche somministrate; dunque, come più volte sottolineato nei precedenti paragrafi, prima di pensare ad una qualsiasi azione legale diretta ad ottenere un risarcimento danni da malasanità, occorre prima accertare l’effettiva esistenza di negligenze e imperizie da parte del personale medico, attraverso un’attenta analisi del caso tramite il prezioso contributo di consulenti e medici legali specializzati.

Ciò che realmente conta, quindi, è individuare un avvocato diligente e scrupoloso, che da tempo si occupa di pratiche di responsabilità medica, dal momento che il luogo “fisico” da cui lo stesso esercita la propria attività professionale assume un’importanza assolutamente marginale. Infatti, oggigiorno, l’utilizzo di moderne tecnologie consente al cliente di richiedere e ricevere la consulenza legale stando comodamente seduto sulla poltrona di casa.

Inoltre, l’attuale gestione telematica del processo civile annulla completamente le distanze tra legale e assistito: ciò significa, in altri termini, che potrai essere assistito in giudizio anche da un avvocato titolare di uno studio legale situato a centinaia di chilometri dalla tua abitazione.

I motivi per cui è conveniente rivolgersi all’avvocato del lavoro in caso di licenziamento

Una delle situazioni più spiacevoli per il lavoratore, probabilmente la più temuta, è quella di ricevere una lettera con cui gli viene comunicato di essere stato licenziato.

Il nostro ordinamento prevede una specifica normativa sul licenziamento, introdotta principalmente con lo scopo di tutelare il prestatore e scongiurare possibili abusi da parte del datore di lavoro, il quale può interrompere il rapporto solo nei casi ammessi dalla legge, a pena di illegittimità del licenziamento.

Tuttavia, recenti interventi legislativi hanno peggiorato la posizione del lavoratore, perché hanno reso il rapporto di lavoro subordinato non più stabile e sicuro come in passato.

Per tali motivi, oggigiorno, a fronte di un licenziamento (sia esso per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo o soggettivo oppure, ancora, discriminatorio), è sempre conveniente rivolgersi a un avvocato del lavoro esperto in materia, in grado di garantire un’assistenza completa e qualificata.

Attraverso quest’articolo, saranno illustrate le ragioni per le quali è opportuno che il lavoratore, soprattutto in caso di licenziamento, si rivolga all’avvocato specializzato nell’ambito del diritto del lavoro.

 

1) l’avvocato del lavoro eroga un servizio efficace e minuzioso

Licenziamento 1024x626L’avvocato del lavoro offre un’assistenza dettagliata e scrupolosa in favore del lavoratore vittima di licenziamento, curando ogni aspetto, anche quello che apparentemente può sembrare di secondaria importanza;

In concreto, l’avvocato del lavoro, per prima cosa, controlla se la lettera di licenziamento sia affetta da eventuali vizi procedurali e, in seguito, verifica la legittimità dei motivi addotti dal datore per giustificare l’interruzione del rapporto di lavoro.

Il professionista può accertare, inoltre, la presenza di possibili violazioni che possano comportare una denuncia del datore all’ispettorato del lavoro (es. dichiarata una posizione all’interno dell’azienda differente da quella effettiva).

Nel caso in cui siano riscontrate trasgressioni della normativa posta a tutela del lavoratore, l’avvocato del lavoro redigerà un’accurata impugnativa intimando al datore di lavoro il pagamento delle indennità dovute per legge.

Generalmente accade che il datore di lavoro, ricevuta l’impugnazione del licenziamento, si metterà in contatto con il legale del dipendente per tentare una risoluzione transattiva della controversia.

Qualora non si riesca a raggiungere un accordo bonario, l’avvocato depositerà un ricorso presso il Tribunale del lavoro competente per conseguire la piena tutela degli interessi del lavoratore.

Nell’ipotesi di sentenza favorevole al lavoratore, se il datore non provvede spontaneamente a corrispondere le somme dovute, L’avvocato si occuperà della fase esecutiva, pignorando i beni del debitore per il pieno soddisfacimento del credito vantato dal suo cliente.

È evidente, quindi, come l’avvocato del lavoro seguendo la procedura appena illustrata, miri a conseguire il miglior risultato per il suo cliente.

 2) l’avvocato del lavoro presta un’attività specializzata

In ogni ambito professionale, compreso quello legale, è indispensabile individuare un professionista che tratti esclusivamente (o almeno prevalentemente) una specifica materia, che sia in grado, dunque, di offrire un’assistenza qualificata.

La specializzazione, in genere, garantisce un servizio efficiente, rapido, e un abbattimento dei costi; per tale ragione, l’avvocato del lavoro, avendo maturato un’elevata competenza e una solida esperienza nel settore giuslavoristico, necessita di un tempo molto limitato per la risoluzione delle questioni giuridiche sottoposte, oltre ad essere in grado di fornire al cliente i giusti consigli a seconda dei diversi scenari che possono man mano presentarsi.

È conveniente, dunque, rivolgersi a un avvocato del lavoro piuttosto che a un sindacalista o a un ufficio vertenze perché questi ultimi non sono muniti delle competenze tecniche specializzate, indispensabili per garantire al lavoratore la piena tutela dei suoi interessi.

3) l’avvocato del lavoro è in grado di fronteggiare i tempi tassativi previsti per l’impugnazione del licenziamento

In generale, la tempistica nelle controversie in materia di lavoro è molto importante, perché se da un lato il lavoratore ha sempre la facoltà di opporsi alla volontà del suo datore di lavoro, dall’altro, però, è tenuto a farlo entro termini tassativi; per questa ragione è indispensabile rivolgersi a un avvocato esperto in questo delicato settore, capace di districarsi tra le incalzanti procedure che consentono di salvaguardare i diritti del dipendente.

Ebbene, anche i termini previsti per l’impugnazione del licenziamento sono perentori, per cui se il dipendente li lascia inutilmente scadere, non potrà più contestare la decisione del suo datore. In particolare, è previsto che il licenziamento debba essere impugnato, per iscritto, entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione.

Tuttavia, ciò non è sufficiente: l’impugnazione, infatti, diviene inefficace se, entro i successivi ottanta giorni, il lavoratore non si rivolge al tribunale o non promuove un tentativo stragiudiziale di conciliazione o arbitrato; se il datore di lavoro si rifiuta di perseguire la via stragiudiziale o non intende raggiunge un accordo, il legale del dipendente dovrà depositare il ricorso nella cancelleria del giudice del lavoro entro i successivi 60 giorni che decorrono dal rifiuto o dal mancato accordo.

Ricordiamo, infine, che questa procedura così stringente non è prevista solo per la contestazione del licenziamento, ma è obbligatoria anche per molte altre questioni che scaturiscono sempre dal rapporto di lavoro dipendente.

4) Il lavoratore e non è tenuto al pagamento delle spese di giudizio in caso di soccombenza

Grazie alla recente pronuncia della Corte Costituzionale, il lavoratore che intende rivolgersi al giudice per rivendicare i suoi diritti non rischia più di essere condannato al pagamento delle spese legali, anche se la decisione sia a lui sfavorevole.

L’intervento del giudice delle leggi è risultato sdoveroso poiché, in seguito alla riforma del 2014, si era registrata una forte contrazione delle controversie in materia di lavoro: un dato certamente non generato da un’improvvisa riduzione delle violazioni dei diritti dei dipendenti, ma dovuto alla formulazione dell’art. 92 c.p.c., oggetto di detta riforma, il quale consentiva al giudice di condannare il lavoratore al pagamento delle spese di giudizio nel caso di soccombenza.

Era evidente, quindi, che la maggior parte dei lavoratori dipendenti licenziati, dato l’esito incerto della causa, non poteva permettersi di sostenere anche l’ulteriore pagamento delle spese legali.

In altri termini, prima della pronuncia in esame, il lavoratore che impugnava il licenziamento dinanzi al giudice, rischiava non solo di rimanere senza stipendio, ma di dover pagare, in aggiunta, la parcella del legale del suo datore di lavoro, oltre a quella del suo avvocato.

Per questo motivo, la Corte costituzionale, dichiarando l’illegittimità del disposto contenuto al II comma dell’art. 92 c.p.c., ha ripristinato un importante principio di equità, garantendo così ad ogni dipendente la possibilità di far valere in giudizio i propri diritti senza correre il rischio di dover sostenere integralmente il pagamento delle spese di giudizio.

PERCHE’ IN CASO DI INCIDENTE STRADALE È OPPORTUNO RIVOLGERSI AD UN AVVOCATO?

Mentre eri a bordo della tua auto, sfortunatamente, sei rimasto coinvolto in un sinistro stradale, assieme ad altre autovetture; sebbene tu sia risultato esente da ogni colpa, hai tuttavia riportato delle evidenti lesioni fisiche e la tua autovettura risulta praticamente inutilizzabile a causa dei danni subiti.

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Grazie ad un avvocato la parte lesa può conoscere fin da subiti i propri diritti

Dunque, se sei stato vittima di un incidente stradale simile a quello appena descritto oppure di maggiore o minore gravità, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi a un avvocato, ancora meglio se esperto nel campo dell’infortunistica stradale.

Infatti, esclusi i (rari) sinistri che non producono feriti, ma solo guasti lievi ai veicoli, dove la compilazione del CID da parte dei conducenti rende superflua la presenza di un avvocato, nella maggior parte dei casi in cui si verifica un incidente stradale la presenza di un avvocato è quanto mai opportuna affinché la parte lesa possa conoscere fin da subiti i propri diritti e conseguire un’adeguata tutela degli stessi.

Di seguito illustreremo i principali benefici, in termini di tempi e costi, che la vittima del sinistro otterrebbe ricorrendo alla consulenza e/o assistenza di un avvocato competente nel settore dell’infortunistica stradale; utilità che, viceversa, non conseguirebbe qualora cercasse di affrontare autonomamente la questione.

1) OTTENERE UN EQUO E RAPIDO RISARCIMENTO

In primo luogo, grazie alla consulenza di un avvocato qualificato in materia di sinistri stradali, si potrà contrastare la “cattiva abitudine” delle compagnie assicuratrici di sminuire le lesioni subite dai propri clienti offrendo loro dei risarcimenti a dir poco irrisori.

E’ noto, infatti, che un avvocato esperto e dotato di un’elevata preparazione in questo settore sarà certamente capace di confrontarsi con le compagnie assicuratrici e valutare se l’ammontare offerto corrisponda effettivamente all’entità dei danni subiti dal cliente, consentendo a quest’ultimo di conseguire il giusto risarcimento in tempi rapidi; al contrario, se il soggetto leso, totalmente inesperto, agisse senza l’assistenza di un legale, sarebbe inevitabilmente costretto ad accettare qualunque importo proposto a titolo di indennizzo e attendere un lasso di tempo molto più ampio prima di conseguire materialmente la somma liquidata.

E’ agevole, quindi, comprendere quanto sia importante affidarsi, sin da subito, a uno avvocato competente nel settore dell’infortunistica stradale che provveda a tutelare gli interessi  della clientela in maniera completa, celere e sicura.

2) FRONTEGGIARE SITUAZIONI PARTICOLARMENTE COMPLESSE

La casistica relativa all’infortunistica stradale è assai variegata, tant’è che possono presentarsi delle situazioni particolarmente complesse la cui gestione richiede inevitabilmente l’assistenza di un professionista.

Si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui il sinistro sia stato provocato da un veicolo non identificato o sprovvisto di copertura assicurativa: ebbene, in tali circostanze l’intervento dell’avvocato, (oltre a quello delle Forze dell’Ordine), sarà fondamentale per conseguire il giusto indennizzo, previa presentazione di apposita richiesta al  “Fondo di Garanzia per le vittime della strada”.

Inoltre, la presenza di un legale è indispensabile quando la dinamica del sinistro è dubbia o contestata oppure quando si è presenza di feriti gravi o decessi, dato che, a seguito di querela presentata da una delle parti coinvolte, si aprirebbe un procedimento penale che richiede necessariamente il patrocinio di un difensore.

 3) SPESE LEGALI TOTALMENTE A CARICO DELL’AGENZIA ASSICURATRICE

E’ bene, inoltre, ricordare come il compenso dell’avvocato per l’attività stragiudiziale (ed eventualmente giudiziale) svolta grava integralmente sul responsabile del sinistro e, quindi, sul suo assicuratore oppure, nel caso del c.d. risarcimento diretto, sulla stessa compagnia assicuratrice del danneggiato; pertanto, qualunque sia l’istituto destinatario della richiesta risarcitoria, questi sarà chiamato a risarcire integralmente i danni sofferti dal soggetto danneggiato e rimborsare – in via separata – le competenze del suo legale.

Ciò è stato, tra l’altro, confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, la quale, con la pronuncia n. 3266/16, ha sostanzialmente chiarito che l’avvocato deve essere compensato dalla compagnia assicurativa propria o del responsabile dell’incidente.

4) BENEFICIARE DELL’ASSISTENZA DI UN MEDICO LEGALE

L’avvocato, generalmente, si avvale dell’ausilio di un medico legale, soprattutto nel caso in cui i soggetti vittime di un sinistro stradale abbiano subito anche dei gravi danni alla loro integrità psico-fisica; ebbene, solo una perizia medica di parte consentirebbe di quantificare, preliminarmente e in maniera precisa, l’esistenza di un danno biologico (temporaneo o permanente) morale ed esistenziale, che legittimi la domanda risarcitoria.

COME FARE LA SUCCESSIONE EREDITARIA – SUCCESSIONE EREDITARIA COSA FARE

 In seguito alla morte di un parente, trascorso il periodo di dolore e sconforto, occorre poi pensare all’esecuzione di una serie di obblighi fiscali e burocratici derivanti dal subentro dei successori nella posizione giuridica e patrimoniale del defunto.

Con questo contributo saranno fornite alcune utili informazioni che spiegheranno, in sintesi, quali sono le principali fasi della successione ereditaria e cosa occorre fare per sbrigare i principali adempimenti connessi al fenomeno successorio.

APERTURA SUCCESSIONE EREDITARIA

Successione Ereditaria in Famiglia 1024x801Immediatamente dopo il decesso della persona, la prima fase della successione ereditaria è rappresentata dall’apertura, contemplata dall’art. 456 c.c., il quale stabilisce che “la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto”.

La norma disciplina, dunque, l’apertura della successione sotto il profilo temporale e sotto quello spaziale:

– con riferimento al primo profilo, Il momento della morte coincide con l’istante in cui si verifica la cessazione irreversibile delle funzioni dell’encefalo (o morte cerebrale) (L. 29 dicembre 1993, n. 578).

– in ordine secondo aspetto, il luogo dell’ultimo domicilio del defunto non deve essere confuso con quello in cui avviene il decesso, dato che per domicilio deve intendersi il luogo in cui la persona aveva concentrato la generalità dei suoi interessi economici, sociali e familiari.

Dopo l’apertura della successione, la seconda fase è rappresentata dalla chiamata all’eredità, ossia la concreta individuazione delle persone chiamate a succedere in base ad un testamento o perché indicate direttamente dalla legge.

Occorre sapere che il chiamato all’eredità non acquista automaticamente la qualità di erede, ma dovrà manifestare la volontà di accettare tale ruolo. L’accettazione dell’eredità, infatti, è la terza fase della successione, che si verifica quando il soggetto nominato a succedere dichiara di voler acquisire il patrimonio ereditario o una quota di esso.

Esistono due principali modalità di accettazione dell’eredità:

  • l’accettazione pura e semplice;
  • l’accettazione con beneficio d’inventario.

L’effetto principale prodotto dall’accettazione pura e semplice è costituito dalla confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede, che assieme andranno a formare un unico patrimonio; ciò significa, quindi, che l’erede sarà responsabile per i debiti ereditari e per i legati anche oltre il valore dell’attivo ereditario, pertanto i creditori del defunto, insieme ai legatari, potranno soddisfarsi sul patrimonio dell’erede in concorso con i creditori personali di quest’ultimo.

L’accettazione pura e semplice dell’eredità può assumere forme differenti: essa è “espressa” se realizzata con atto pubblico o scrittura privata oppure “tacita” quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare.

La seconda modalità di accettazione è quella con “beneficio d’inventario”, che, a differenza della prima, non produce alcuna confusione patrimoniale, dato che il patrimonio dell’erede e quello del defunto restano distinti e separati dal punto di vista giuridico; in questo caso l’erede sarà chiamato a rispondere dei debiti ereditari non oltre il valore dell’attivo ereditario.

La facoltà di accettare con beneficio d’inventario ha carattere personale, in quanto può essere compiuta solo dal successore e, generalmente, viene adottata quando si ha il fondato sospetto che l’ammontare delle passività lasciate dal defunto siano superiori rispetto alle attività;

L’accettazione con beneficio d’inventario è obbligatoria quando l’eredità è attribuita a soggetti incapaci d’agire oppure a persone giuridiche. Ciò al fine di tutelarli da eventuali responsabilità verso i debitori del de cuius.

L’accettazione con beneficio d’inventario può essere manifestata soltanto in forma espressa, poiché necessita di una dichiarazione solenne dinanzi ad un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui s’è aperta la successione. Ad essa segue l’obbligo di inventario, che va redatto entro 3 mesi dall’apertura della successione se il chiamato è già in possesso dei beni ereditari oppure nel caso in cui non sia in possesso dei beni ereditari, può essere fatto fino a quando non si prescriva il diritto di accettazione.

Il diritto all’accettazione dell’eredità si prescrive dopo dieci anni dal giorno dell’apertura della successione, anche se chi ne ha interesse può chiedere al giudice di fissare un termine entro il quale il chiamato debba necessariamente dichiararsi.

Il chiamato all’eredità può anche decidere di rinunciare all’eredità e ciò accade, solitamente, allorché l’eredità è satura di debiti oppure perché si vuole lasciare ad altri soggetti (es: discendenti) la propria quota.

La rinuncia all’eredità è un atto unilaterale e viene redatta nella stessa forma prevista per l’accettazione con beneficio d’inventario, pertanto deve risultare da una dichiarazione resa dal chiamato (o da un suo rappresentante) dinanzi ad un notaio o al cancelliere del Tribunale territorialmente competente, ed inserita nel registro delle successioni.

Tanto l’accettazione quanto la rinuncia dell’eredità non può essere sottoposta, a pena di nullità, a condizione o a termine, né può avere ad oggetto una parte del patrimonio ereditario. Invece, a differenza dell’accettazione, la rinuncia è revocabile, a condizione che il diritto di accettazione non si sia estinto per prescrizione (10 anni) o l’eredità non sia stata, nel frattempo, devoluta ad altri eredi.

DICHIARAZIONE (ATTO) DI SUCCESSIONE EREDITARIA

La dichiarazione di successione è un adempimento obbligatorio, di carattere fiscale, tramite il quale viene comunicato all’Agenzia delle Entrate che egli eredi sono subentrati nel patrimonio del defunto e che, dunque, occorre determinare le imposte dovute dai successori in seguito al passaggio patrimoniale.

La dichiarazione in esame deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione e l’inosservanza di tale termine espone l’obbligato a sanzioni amministrative.

Gli eredi sono tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione, presso L’Agenzia delle Entrate competente. In concreto, la dichiarazione va inoltrata esclusivamente in via telematica direttamente dal dichiarante ovvero da soggetti delegati (commercialista o un Caf, mentre non è obbligatorio rivolgersi a un notaio).

L’Agenzia delle Entrate rende disponibile sul proprio sito un programma gratuito per la compilazione e l’invio della dichiarazione. L’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente è quello del luogo in cui la persona defunta ha avuto l’ultima residenza. Se la residenza è sconosciuta o fuori dall’Italia, l’ufficio competente è l’Agenzia delle Entrate di “ROMA 6”. Se il defunto ha avuto la residenza in Italia, prima di trasferirsi all’estero, l’ufficio è quello dell’ultima residenza italiana conosciuta.

Le categorie di soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione di successione sono:

  • i chiamati all’eredità, vale a dire tutti i soggetti che non hanno ancora accettato l’eredità, ai quali potenzialmente può essere trasmesso il patrimonio ereditario oppure una quota di esso;
  • gli eredi;
  • i legatari: ossia i destinatari di uno o più beni oppure uno o più diritti, determinati dal de cuius con testamento che vengono acquista senza bisogno di accettazione;
  • i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari;
  • gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente: ciò si verifica quando una persona è scomparsa e non si hanno sue notizie da almeno due anni;
  • gli amministratori dell’eredità. L’amministratore dell’eredità è previsto in casi particolari, come ad esempio, quando il testamento subordina la nomina di un erede al verificarsi di un evento futuro e incerto (erede designato sotto condizione);
  • i curatori dell’eredità giacente: soggetti nominati dal Tribunale allorché il “chiamato” non ha accettato l’eredità e non si trova nel possesso dei beni ereditari; tale figura ha il compito di amministrare il patrimonio ereditario finché l’eredità non viene accettata;
  • l’esecutore testamentario: ossia, i soggetto a cui il defunto può affidare l’incombente di curare le sue ultime volontà espresse nel testamento;
  • il trustee: Il trust è un istituto giuridico che ricorre quando un soggetto (detto settlor, nella specie il de cuius) sottopone dei beni, con atto mortis causa o inter vivos, sotto il controllo di un altro soggetto (detto trustee) nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico.

Per predisporre in modo completo e corretto la dichiarazione di successione occorre produrre una serie di documenti, tra i quali, a titolo esemplificativo, rientrano:

  • dichiarazione sostitutiva del certificato di morte;
  • autocertificazione stato di famiglia del de cuius alla data del decesso;
  • autocertificazione stato di famiglia degli eredi;
  • visure catastali degli immobili;
  • copia del testamento pubblicato, se esistente;
  • dati anagrafici del defunto compreso codice fiscale e ultima residenza del defunto;
  • se vi era la comunione dei beni o la separazione:
  • dati anagrafici e indirizzi di residenza di tutti gli eredi, compreso codice fiscale;
  • eventuale dichiarazione di rinuncia all’eredità.

 In presenza di più eredi non vi è alcuna gerarchia in merito al soggetto onerato: la dichiarazione presentata da un erede è efficace per tutti gli eredi e legatari.

La dichiarazione di successione non deve essere presentata se:

  • l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto, l’attivo ereditario non è superiore a 100.000 € e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari (es. usufrutto).
  • tutti gli aventi diritto rinunciano all’eredità o al legato oppure quando i chiamati alla successione, che non sono nel possesso dei beni ereditari, chiedono la nomina di un curatore dell’eredità prima che scada il termine previsto per la presentazione della dichiarazione di successione.

La base imponibile nella dichiarazione di successione – ovvero il valore dell’asse ereditario su cui saranno calcolate le imposte di successione – si ricava dalla differenza tra l’importo complessivo dei beni e dei diritti che rappresentano l’attivo dell’asse ereditario e l’importo complessivo delle passività nonché degli oneri deducibili.

L’Agenzia delle Entrate liquida l’imposta di successione ed emette l’apposito avviso basandosi sul documento stesso, notificando agli eredi, e agli altri soggetti interessati, l’avviso di liquidazione entro tre anni dalla data di presentazione della dichiarazione di successione.

La suddetta imposta è calcolata in base al grado di parentela degli eredi rispetto al defunto e il Fisco prevede consistenti esenzioni di pagamento, denominate tecnicamente “franchigie”. Nello specifico, verranno applicate le seguenti aliquote:

  • il 4% per il coniuge e i parenti in linea retta, se il patrimonio ha valore superiore a € 1.000.000;
  • il 6% per i fratelli e sorelle, se il patrimonio ha un valore superiore a € 100.000;
  • il 6% per i parenti fino al 4° grado, affini in linea retta ed affini in linea collaterale fino al 3° grado In questo caso non è prevista alcuna franchigia;
  • l’8% per tutti gli altri soggetti Anche in questo caso non è prevista franchigia.

Se l’erede è portatore di un handicap grave riconosciuto, l’esenzione è aumentata sino a un milione e mezzo di euro.

Il pagamento di detta imposta deve essere effettuato entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato l’avviso di liquidazione. Scaduto tale termine si rendono applicabili, oltre alle sanzioni, anche gli interessi di mora.

Gli eredi e i chiamati all’eredità che non hanno ancora accettato, ma che sono in possesso di beni ereditari, rispondono solidalmente delle somme dovute.

Ciò significa che il Fisco può agire per la riscossione dell’intera imposta anche nei confronti di un solo erede, il quale successivamente potrà rivalersi sugli altri in proporzione alle loro quote di eredità.

I legatari sono, invece, obbligati solo al pagamento delle somme relative al bene o diritto acqistato.

 Nel caso di omessa dichiarazione l’Agenzia delle Entrate notifica avviso di liquidazione entro cinque anni dalla scadenza del termine.

 BENI EREDITARI DA DICHIARARE NELLA SUCCESSIONE

Come innanzi anticipato, la dichiarazione di successione ricomprende tutti i beni (mobili e immobili) e i diritti di credito di cui il defunto era titolare in vita, che costituiscono il suo patrimonio (attivo ereditario), da cui dovranno essere detratti eventuali i debiti (c.d. passivo ereditario).

Spesso capita, però, che al momento dell’apertura di una successione, non si sappia bene quali siano i beni e i diritti che costituiscono l’attivo ereditario.

Ebbene, è importante sapere che nell’ambito dei beni ereditari rientrano non solo i beni che risultano dall’ultima dichiarazione dei redditi del defunto, ma anche quelli presunti dal legislatore.

Più precisamente, i beni che costituiscono l’attivo ereditario sono:

  • gli immobili;
  • i mobili e titoli al portatore posseduti dal defunto o depositati presso altri a suo nome; Se tali beni sono in comune con altri soggetti si presumono posseduti in parti uguali. Se in comunione legale i beni oggetto di comunione entrano nell’attivo ereditario solo per la quota spettante al de cuius;
  • denaro, gioielli, preziosi, mobili o arredi: devono risultare da apposito inventario redatto ai sensi dell’articolo 769 c.p.c. e si presumono compresi nell’attivo ereditario per un importo pari al 10% del valore globale netto imponibile anche se non dichiarati o dichiarati in misura inferiore al loro valore venale, salvo che dall’inventario analitico non ne risulti l’esistenza per un importo differente;
  • le rendite, pensioni e crediti (compresi i rimborsi fiscali);
  • azioni, quote societarie e partecipazioni;
  • le aziende (commerciali e agricole), azioni o obbligazioni, quote sociali;
  • le navi, imbarcazioni e aeromobili che non fanno parte di aziende.

Tra i beni esclusi dall’asse ereditario si segnalano:

  • azioni o titoli nominativi alienati dal de cuius prima della morte mediante atto autentico o girata autenticata;
  • beni e diritti iscritti nei pubblici registri (esempio le auto o le imbarcazioni);
  • indennità di fine rapporto (c.d. TFR) in caso di morte del prestatore di lavoro;
  • l’indennità spettante per diritto agli eredi in forza di assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto (c.d. assicurazioni sulla vita);
  • crediti contratti giudizialmente alla data di apertura della successione;
  • crediti venduti allo Stato prima della data di presentazione della dichiarazione di successione;
  • titoli di Stato o del debito pubblico come CCT, BOT o anche se emessa da altri Stati appartenenti alla Comunità Europea e gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati nonché ogni altro bene o diritto similare dichiarato per legge esente;
  • beni culturali d’interesse storico o artistico vincolati prima dell’apertura della successione.

È sempre consigliabile, comunque, indicare nella dichiarazione di successione i suindicati beni anche se per legge sono esenti dalla relativa imposta.

È bene evidenziare, infine, che l’imposta di successione deve essere corrisposta anche in relazione ai beni e i diritti esistenti all’estero, nell’ipotesi in cui alla data di apertura della successione la persona deceduta era residente in Italia.

In caso di decesso all’estero, l’imposta è, tuttavia, dovuta per i beni e diritti che si trovano in Italia. 

La consulenza legale dell’avvocato del lavoro

Può accadere che il lavoratore, durante lo svolgimento della propria attività, abbia contratto una grave patologia perché entrato in contatto con una sostanza altamente tossica oppure che lo stesso s’infortuni a causa di una caduta accidentale o, ancora, perché colpito da un oggetto vagante; questo per sottolineare quanto svariati siano i rischi a cui sono costantemente esposti i lavoratori che ogni giorno svolgono la propria mansione.

Dunque, se anche tu lavori alle dipendenze di qualcuno e sospetti di aver subito un danno a causa di una malattia o di un infortunio occorso in occasione dell’attività lavorativa, allora, per prima cosa, è molto importante che tu richieda una consulenza legale a un avvocato specializzato nell’ambito del diritto del lavoro: in questo modo potrai comprendere, sin da subito, se le lesioni da te subite siano effettivamente riconducibili ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale.

Dunque, l’avvocato del lavoro, tramite il suo parere tecnico, ti comunicherà se esistono i presupposti necessari per avanzare una richiesta d’indennizzo all’INAIL e/o proporre una domanda di risarcimento nei confronti del tuo datore di lavoro, che non si è curato di adottare le misure minime di sicurezza previste dalla legge.

 I tipi di consulenza legale nel settore del diritto del lavoro

In concreto, l’avvocato del lavoro fornisce una consulenza legale specializzata che potrà essere:

immediata e risolutiva di una questione giuridica, generalmente, di non particolare complessità;

preparatoria e orientata all’elaborazione di una domanda risarcitoria che potrà essere avanzata in via stragiudiziale o, eventualmente, proposta dinanzi al giudice del lavoro.

Lavoro 1024x683Nel primo caso, la consulenza si risolve, di fatto, in un parere legale, con il quale il professionista darà la propria soluzione al quesito sottoposto dal lavoratore, indicando a quest’ultimo come dovrebbe muoversi per far valere i propri interessi.

Nella seconda ipotesi, invece, il professionista verificherà, anzitutto, se esistono le condizioni affinché il lavoratore possa rivendicare i sui diritti e, in caso di accertamento positivo, illustrerà le possibili strade che consentiranno al cliente di ottenere la piena tutela delle proprie ragioni.

Le principali attività che consentono all’avvocato del lavoro di fornire una consulenza legale

Generalmente, il cliente tende a storcere il naso di fronte al preventivo esibito dall’avvocato del lavoro, spesso considerando eccessiva la somma richiesta dal professionista; ciò accade perché i “non addetti ai lavori” hanno una limitata conoscenza del lavoro che viene, in concreto, svolto dal legale prima di rendere un parere legale o di esercitare un’azione risarcitoria: per questa ragione, è molto importante spiegare, nello specifico, in che cosa consiste tale l’attività intellettuale.

Ebbene, in sintesi, la preparazione di un parere legale o l’elaborazione di una strategia difensiva impone all’avvocato, a seconda della difficoltà dei casi, un determinato impiego di tempo ed energie, necessarie per:

  • ricostruire e analizzare il sinistro occorso al lavoratore dipendente;
  • esaminare la documentazione medica fornita dal cliente, eventualmente ricorrendo alla collaborazione di un medico legale di fiducia;
  • effettuare una ricerca normativa e giurisprudenziale che consenta di qualificare correttamente il caso concreto e individuare alcune pronunce che abbiano deciso casi analoghi a quello sottoposto;
  • indicare la procedura che possa consentire al lavoratore di ottenere una rapida e completa tutela dei propri diritti.

Dunque, in linea di massima, sono queste le principali attività eseguite dall’avvocato del lavoro allo scopo di garantire, in maniera puntuale e completa, le ragioni del lavoratore dipendente.

I Costi della consulenza legale nell’ambito del diritto del lavoro

È noto che i costi di una consulenza legale specializzata varino in base al tipo di attività svolta dal professionista: pertanto, se la consulenza si sostanzia in un parere legale immediato, orale o scritto che sia, il costo della consulenza sarà relativamente contenuto, potendo oscillerà tra gli 80 e i 150 euro, in base alla complessità della questione giuridica posta all’attenzione del legale. Diversamente, se la consulenza dell’avvocato del lavoro consiste in una prolungata attività di assistenza stragiudiziale e/o giudiziale, il legale sarà obbligato alla preparazione di un preventivo, indicando, voce per voce, il costo complessivo della sua prestazione; infatti, un avvocato del lavoro professionale, serio e diligente, è anche colui che in questa fase pone il cliente, o potenziale tale,  nella condizione di capire quanto pagherà e per che cosa.

Si coniglia, quindi, di diffidare dai professionisti che promettono consulenze gratuite,  ricordando che il c.d. “ patrocinio a spese dello Stato“ (o gratuito patrocino) rappresenta l’unico istituto previsto dal nostro ordinamento giuridico che riserva la consulenza legale gratuita a determinate categorie di soggetti; più precisamente hanno accesso a questo beneficio: tutti i cittadini italiani, gli apolidi, gli enti o le associazioni senza scopo di lucro che non esercitano attività economiche, gli stranieri con regolare permesso di soggiorno, chi possiede un reddito imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore 11.493,82.