Tag Archives: Infortuni sul lavoro e Malattie professionali

Da sempre, lo Studio opera in materia d’infortuni sul lavoro e malattie professionali, prestando assistenza e consulenza in favore dei lavoratori dipendenti, i quali, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, sono costantemente esposti a numerosi rischi.

Nella maggior parte dei casi, i danni alla salute subiti dal lavoratore vittima di un incidente o di una malattia professionale, sono in parte coperti da un indennizzo che viene corrisposto dall’INAIL; tuttavia, se l’infortunio (o la patologia) dipende dalla condotta colpevole del datore, il lavoratore potrà agire anche nei suoi confronti per ottenere il risarcimento del c.d. danno differenziale, ossia il pregiudizio ulteriore non coperto dall’assicurazione obbligatoria INAIL.

Gli avvocati dello Studio, dotati di un’elevata competenza nel settore, verificheranno dunque se esistono i presupposti necessari per richiedere l’indennizzo all’INAIL e/o avanzare una domanda risarcitoria al datore di lavoro, garantendo al cliente il necessario supportando tanto in fase stragiudiziale quanto in quella giudiziale.

Calcolo del danno differenziale: l’Inail potrà agire nei confronti del responsabile per le somme pagate a qualsiasi titolo.

A partire dal 1.1. 2019, legislatore ha modificato le modalità di calcolo del danno differenziale, imponendo ora l’adozione di un criterio di scomputo per sommatoria, con conseguente diritto di regresso dell’Inail delle “somme a qualsiasi titolo pagate”; tali nuovi criteri di calcolo si pongono in chiara contrapposizione con il previgente sistema, secondo il quale il danno differenziale doveva essere calcolato, secondo poste omogenee, cioè detraendo, dalle singole componenti di danno civilistico (danno biologico e danno patrimoniale) le indennità erogate dall’Inail per ciascuno dei detti pregiudizi. Ciò è quanto stato precisato dalla Suprema Corte - Sezione Lavoro - con la sentenza

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L’indennizzo INAIL deve essere riconosciuto anche al lavoratore che s’infortuna a causa di una sua negligenza

Con l’ordinanza n. 7649 del 19/03/2019, la Suprema Corte, in materia d’infortuni sul lavoro, ha affermato il principio in base al quale la condotta colposa del lavoratore dipendente può ridurre o, in alcuni casi, eliminare la responsabilità del datore, che non potrà essere chiamato a rispondere del c.d. danno differenziale, ma non esclude l’erogazione dell’indennizzo dal parte dell’INAIL. Il caso sottoposto al vaglio della Corte trae origine dalla lesione occorsa ad un dipendente, infortunatosi durante l’ispezione di un cantiere; in particolare, l’uomo ha eseguito il controllo introducendosi all’interno di un cantiere terzo rispetto alla propria azienda, percorrendo di fatto un

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INAIL: nessuna indennità per infortunio non connesso all’attività lavorativa

Con la recente ordinanza n. 12549/2018, la Cassazione si è espressa sulla indennità per inabilità temporanea fornendo dei chiarimenti importanti. Segnatamente, gli Ermellini hanno spiegato quando spetta l'indennità riconosciuta dal d.P.R. 1124/1965 in caso d’infortunio avvenuto per causa violenta "in occasione di lavoro". La questione sottoposta all’attenzione della la Corte di Cassazione trae origine dal ricorso presentato dalla moglie, unitamente ai figli, di un lavoratore, i quali avevano chiesto all’INAIL il riconoscimento dell’ indennità per inabilità temporanea dovuta al de cuius, nonché della rendita ai superstiti del lavoratore assicurato. Il Giudice di prime cure e la Corte territoriale avevano rigettato

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Legge di bilancio 2019: riduzione dei premi INAIL, ma anche taglio a rendite e indennizzi

1) Tagli alle tariffe INAIL e agli indennizzi  La legge di bilancio 2019 prevede la riduzione del cuneo fiscale (ossia la somma delle imposte che pesano sul costo del lavoro),mediante il taglio dei premi INAIL che le aziende devono versare per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. In particolare, la revisione delle tariffe, prevista dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021, comporterà quindi minori entrate per l’INAIL quantificate in 410 milioni di euro per il 2019, 525 milioni per il 2020 e 600 milioni per il 2021. Oltre alla diminuzione dei premi INAIL, la manovra prevede anche una revisione dei

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Nessuna visita fiscale in caso d’infortunio sul lavoro

Nelle ipotesi d’infortunio sul lavoro o di malattia professionale non spetta all'INPS effettuare le visite fiscali nelle fasce orarie di reperibilità. Si tratta, infatti, di eventi di competenza dell'INAIL, e il legislatore non prevede che tale ente previdenziale effettui visite a domicilio. Ed invero,  solitamente, l’INAIL convoca il lavoratore leso presso la sede territorialmente competente per accertare l'effettività dell'infortunio o della malattia professionale. Tanto si evince esaminando il testo del decreto n. 206/2017, la nota 8 febbraio 2018 della presidenza del Consiglio, nonché il messaggio INPS n. 3265/2017. Il messaggio INPS n. 3265/2017 fornisce le istruzioni amministrative e operative sul

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Grava sul dipendente l’onere di provare l’inadempimento del datore

Riveste particolare interesse il principio enunciato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 146/2018, con cui ha disposto che “Spetta al lavoratore provare l'inadempimento del proprio datore di lavoro, che in ogni caso non può essere ritenuto responsabile di una condotta abnorme o inopinabile del dipendente”. Ebbene, in virtù di quanto disposto dell'art. 2087 c.c., Il datore di lavoro è tenuto "ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". Pur tuttavia, l’imprenditore non può essere ritenuto responsabile dell'infortunio

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Compete al giudice individuare le norme antinfortunistiche violate

Con la recente sentenza n. 2278/2018 la Suprema Corte ha enunciato il principio secondo cui: quando l'Inail agisce in rivalsa contro il datore di lavoro non è tenuta a indicare le norme antinfortunistiche dal medesimo violate, poiché compete al giudice, verificati gli elementi di fatto dell’evento lesivo, accertare la violazione delle norme per la sicurezza del lavoro che possono radicare la responsabilità del datore. La vicenda giunta in Cassazione trae origine dal ricorso proposto in primo grado dall’INAIL, teso ad ottenere la condanna della società datrice di lavoro al rimborso di quanto erogato in conseguenza di un gravissimo infortunio occorso

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Infortunio sul lavoro : responsabile il collega caposquadra di fatto

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 19435/2017, ha enunciato l’importante principio secondo cui risponde a titolo di concorso il lavoratore che ha contribuito a determinare un infortunio sul lavoro, non assumendo alcuna rilevanza il fatto che costui rivestisse o meno una specifica veste professionale nell'ambito del rapporto di lavoro instaurato. Secondo gli Ermellini, ciò che in concreto rileva è che il lavoratore abbia in qualche modo partecipato, mediante azioni, omissioni o inadempimenti, direttamente o indirettamente, alla serie causale che ha portato all’evento lesivo. La vicenda su cui si è pronunciata la Suprema Corte è quella di un giovane

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Infortunio sul lavoro : che cos’è l’ infortunio in itinere?

L'infortunio in itinere rappresenta quel danno, risaricito dall’Inail, subito dal lavoratore durante il "normale tragitto" che quest'ultimo compie, all'andata e al ritorno, della propria abitazione al luogo di lavoro. Tale infortunio inoltre, in assenza di una mensa aziendale, potrà ricomprendere anche il danno patito durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello in cui abitualmente il lavoratore consuma i pasti. Per "normale tragitto" deve intendersi quello più breve e diretto rispetto alla propria sede lavorativa che venga compiuto dal lavoratore entro  ragionevole lasso di  tempo. La tutela risarcitoria prevista per questo tipo di danno,

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Infortunio sul lavoro chi paga?

La normativa in materia di infortunio sul lavoro prevede che in caso di assenza  causata da incidente o malattia professionale, al lavoratore vengano corrisposte le seguenti somme: - Il datore di lavoro è obbligato a indennizzare il lavoratore per i primi 4 giorni, a partire dalla data dell’infortunio, che comprendono la giornata in cui è avvenuto l’infortunio, che è pagata al 100% della retribuzione giornaliera, e i successivi 3 giorni, chiamati “periodo di carenza” che sono pagati invece al 60% della retribuzione giornaliera. - l’INAIL è tenuta a pagare l’indennità giornaliera a partire dal quinto giorno nella misura del 60% della

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Avvocato del lavoro: specializzati per i diritti del lavoratore

L’avvocato del lavoro è un professionista specializzato nel settore del diritto del lavoro; egli si occupa, in sostanza, dello studio di controversie che possono sorgere durante il rapporto di lavoro oppure quando lo stesso sia già cessato, e riguardano gli aspetti economici, normativi o disciplinari che caratterizzano il rapporto medesimo. 1) Avvocato diritto del lavoro: di cosa si occupa? Il Giuslavorista può assistere tanto i dipendenti (o ex dipendenti) che intendono far valere le loro ragioni nei confronti dei propri datori di lavoro, quanto gli stessi imprenditori che richiedono una consulenza nel caso in cui vogliano tutelarsi dalle azioni promosse

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Il Risarcimento per infortunio sul lavoro spetta anche se l’incidente è avvenuto fuori dall’orario di lavoro?

Devi sapere che la Cassazione, con una recentissima sentenza, ha stabilito che se un dipendente entra in azienda poco prima del proprio turno di lavoro, o vi rimane anche dopo la fine, e in quel preciso esatto lasso di tempo s’infortuna, la responsabilità resta sempre in capo al datore di lavoro che, quindi, dovrà risarcirlo! Infatti, secondo la Suprema Corte, la cosa importante non è il momento in cui il lavoratore si è infortunato, ma solo ed esclusivamente il luogo in cui l’incidente si è verificato, vale a dire l’azienda. Ti faccio un semplice esempio, in modo che tu possa

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Il datore di lavoro è responsabile anche se l’operaio subisce un incidente per aver disatteso il suo ordine

Il datore è responsabile dell'infortunio anche se l'operaio è rimasto coinvolto nell'incidente perchè ha disatteso un'ordine. A sancirlo è la sezione lavoro della Cassazione con la sentenza n. 21647, pubblicata il 14 ottobre. Il caso Gli “ermellini” accolgono un motivo di ricorso dell'Inail contro la decisione della Corte d'appello di Trieste, secondo la quale l'operaio di un'azienda per effettuare una riparazione sul tetto di un capannone, si era infortunato a causa di una caduta. Il motivo dell'incidente era dipeso dal fatto che il lavoratore aveva disatteso l'ordine di proseguire il «camminamento» fino a un certo punto. Per il giudice di secondo grado, dunque,

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Attrezzatura inadeguata? Datore di lavoro condannato

  Attrezzatura inadeguata? Datore condannato. La separata condanna del coordinatore della sicurezza non scrimina il titolare dell’azienda subappaltatrice per l’infortunio al lavoratore: l’attività richiesta di montaggio dei pannelli sull’impalcatura richiedeva un’imbragatura con cavo salvavita di cui il prestatore d’opera non è stato dotato e che invece gli avrebbe evitato la rovinosa caduta dall’alto all’interno del capannone. Pagherà l’ammenda anche l’accomandatario-subappaltatore: è il datore che deve controllare in ogni momento se nel cantiere siano osservate tutte le prescrizioni provenienti dal coordinatore della sicurezza. Né la penale responsabilità del datore, peraltro delegato all’antinfortunistica, può essere attenuata dalla circostanza secondo cui l’infortunato è

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ASSEGNO DI INVALIDITA’ DELL’INPS

  Ancora chiarimenti sul calcolo del limite di reddito dopo la circolare "TAGLIA INVALIDI" dell'INPS Il limite di reddito (pari a 16.127 euro) per gli invalidi civili al 100% deve essere riferito solo all’invalido avente diritto; non si devono quindi considerare anche i redditi del coniuge. È questo l’importante messaggio della Cassazione in una ordinanza depositata ieri. Avevamo già detto, in un precedente articolo, che, per via di una circolare “taglia invalidi” diramata dall’Inps, gli invalidi civili avrebbero perso, dal 2013, il diritto all’assegno di invalidità se la somma tra il reddito del coniuge ed il proprio, pari a 275,87

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CAUSA DI SERVIZIO

  Ecco   come e quando i militari possono presentare la domanda. Le istruzioni da una sentenza di ieri del Consiglio di Stato. Il lavoratore può chiedere alla pubblica amministrazione la causa di servizio e il termine di sei mesi comincia a decorrere da quando quest’ultimo ha preso piena coscienza, grazie al certificato medico, dell’aggravamento della propria patologia. Il dipendente può richiedere, all’amministrazione presso cui lavora, che gli venga riconosciuta l’infermità da causa di servizio: in ogni caso, la domanda deve essere presentata entro sei mesi. Ma tale termine non decorre dal momento in cui è insorta la patologia, bensì da quello (eventualmente

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Malattia professionale: non ha diritto alla rendita per malattia professionale il lavoratore che percorre un lungo tragitto casa-ufficio

Il lavoratore che si ammala per il lungo tragitto giornaliero con la macchina per andare a lavoro, non ha diritto alla rendita per malattia professionale visto che tale patologia non è causata dall'attività ma contratta al di fuori dell'ambito lavorativo. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 22974 del 9 ottobre 2013, ha accolto il ricorso dell'Inail contro la decisione della Corte d'appello di Roma che ha condannato l'ente al pagamento in favore del lavoratore della somma corrispondente all'indennità giornaliera.La sezione lavoro della Suprema corte ha ribaltato il giudizio della Corte capitolina non riconoscendo l'esistenza del nesso casuale

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Risarcimento infortunio sul lavoro: i sei mesi per chiedere l’equo indennizzo dell’infortunio in itinere partono da quando emerge la gravità della lesione

Risarcimento infortunio sul lavoro Risarcimento infortunio sul lavoro: la domanda di equo indennizzo per l’infortunio in itinere al dipendente pubblico va presentata quando si ha la percezione delle lesioni subite durante il sinistro. L’articolo 4 del Dpr 461/01 è molto chiaro in questo senso: la domanda deve essere inoltrata dal dipendente entro sei mesi dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso o da quella in cui ha avuto conoscenza dell’infermità o delle lesioni o, ancora, dell’aggravamento della patologia. Dunque, solo quando le lesioni non siano «immediatamente percepibili al momento dell’evento dannoso, il termine decorre dalla loro conoscenza, mentre

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Danni: I danni patrimoniali e morali a tutti i parenti conviventi della vittima

La Corte di Cassazione, con sentenza del 22 gennaio 2014, n. 1216 ha riconosciuto il  risarcimento dei danni patrimoniali e morali ai parenti conviventi della vittima dell'incidente stradale, precisando che per il ristoro devono essere valutati «l'an e il quantum» del danno de quo compresi nella domanda introduttiva del giudizio. Nella sentenza in esame, la Corte ha rilevato che il danno non patrimoniale comprende il danno morale soggettivo e quello derivante dalla lesione di altri diritti di rango costituzionale, tra i quali quello alla intangibilità degli affetti e della reciproca solidarietà nell'ambito della famiglia e alla inviolabilità della libera e

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Danno esistenziale risarcibile ogni volta che sconvolge la Vita

Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione ha affermato che : Il giudice deve liquidare qualunque pregiudizio a prescindere dal nome. Infatti è risarcibile il danno esistenziale quando provoca uno «sconvolgimento» della vita. Insomma, purché provato, qualunque stravolgimento dell’esistenza dà diritto al risarcimento. Ma non solo. Nelle lunghissime motivazioni la terza sezione civile ha inoltre precisato che la liquidazione deve avvenire in via equitativa. C’è molto di più. La Corte ha riconosciuto l’esistenza del danno alla perdita della vita come categoria autonoma del danno non patrimoniale e non annoverabile nel danno tanatologico o morale terminale. Sulla base di

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